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Syngenta: "Stop al bio per aumentare le rese produttive"

"I Paesi ricchi devono rinunciare all'agricoltura bio per scongiurare la crisi alimentare". Le risposte di Coldiretti e Federbio

Notizie dal mondo agroalimentare:
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10

Maggio
2022

"Di fronte alla minaccia di una crisi alimentare globale, aggravata dalla guerra in Ucraina, è necessario rinunciare all’agricoltura biologica per ottenere rese produttive maggiori". Lo ha affermato il Ceo del colosso agrochimico, Syngenta, Erik Fyrwald, in un'intervista rilasciata al quotidiano svizzero NZZ am Sonntag e rilanciata dall'agenzia di stampa ATS.
Syngenta è un gruppo svizzero, oggi controllato dalla cinese ChemChina, specializzato nella produzione e vendita dei semi "biotecnologici" e dei prodotti chimici per l’agricoltura.

Di fronte al fatto che i Paesi ricchi "hanno l’obbligo di aumentare la loro produzione agricola per evitare una catastrofe globale e che le rese dell’agricoltura biologica possono essere inferiori fino al 50% a seconda del prodotto, la conseguenza indiretta è che le persone muoiono di fame in Africa, perché stiamo mangiando sempre più prodotti biologici", afferma Fyrwald.
L’agricoltura biologica, sostiene ancora l’amministratore delegato di Syngenta, favorisce il consumo di terra perché richiede aree più grandi, e danneggia anche il clima con la grande attività di aratura, aumentando le emissioni di CO2. Fyrwald sottolinea nell’intervista che l’intero settore del biologico fa alti profitti "perché i consumatori sono pronti a pagare molto". Propone quindi una produzione né solo convenzionale né solo biologica, ma un'agricoltura rigenerativa che riprenda la rotazione delle colture dall’agricoltura biologica ma utilizzi in modo mirato pesticidi e OGM per aumentare i raccolti.

"L'attacco di Syngenta al bio colpisce l’Italia"

"L’attacco della multinazionale Syngenta al biologico colpisce direttamente l’italia che è leader europeo nel numero di imprese agricole bio con ben 70mila produttori, con oltre 2 milioni di ettari coltivati". Lo afferma la Coldiretti, commentando le dichiarazioni di Erik Fyrwald sull'agricoltura biologica. "Occorre lasciare agli imprenditori la libertà di decidere cosa produrre - afferma il presidente della Coldiretti Ettore Prandini - sulla base dei propri interessi e della domanda dei consumatori. Viviamo in una economia di mercato dove a decidere cosa produrre non può essere di certo la cinese Syngenta".
Coldiretti ricorda che la multinazionale del settore dell’agro-industria, specializzata nella produzione di mezzi tecnici per l’agricoltura e nelle attività nel campo delle sementi, è stato acquistato nel 2017 per 43 miliardi di dollari dal colosso cinese ChemChina, il quale nel frattempo si è unita con Sinochem, dando vita a una holding petrolchimica da 150 miliardi di dollari.
"La dichiarazione - continua la Coldiretti - avviene a poco più di due mesi dall’approvazione in Italia della legge sul biologico, approvata proprio per rispondere alle attese di produttori e consumatori che in misura crescente si avvicinano al biologico, che finisce oggi nel carrello della spesa di quasi due italiani su tre (64%), con le vendite totali che nell’ultimo decennio sono più che raddoppiate tanto che nel 2021 hanno sfiorato il record di 7,5 miliardi di euro di valore, tra consumi interni ed export".

Per la Coldiretti, le dichiarazioni dell’alto dirigente non sono purtroppo un caso isolato ma rappresentano la punta dell’iceberg di una pericolosa strumentalizzazione degli effetti della guerra per ridurre le garanzie qualitative e di sicurezza degli alimenti ma anche la trasparenza dell’informazione ai consumatori, con la richiesta di deroghe alla legislazione vigente, dall’innalzamento dei limiti massimi ai residui chimici presenti negli alimenti introdotta in Spagna per alcuni principi attivi alla richiesta di utilizzo degli OGM non autorizzati, fino alla possibilità di utilizzare olio di palma in sostituzione di quello di girasole senza indicarlo esplicitamente in etichetta, concessa con una circolare dal Ministero dello Sviluppo Economico in Italia.

A parere della Coldiretti, il necessario aumento quantitativo delle produzioni deve essere ottenuto nell’immediato salvando aziende e stalle da una insostenibile crisi finanziaria per poi investire per aumentare produzione e le rese dei terreni con bacini di accumulo delle acque piovane per combattere la siccità.
Fondamentale è anche sostenere la ricerca pubblica con l’innovazione tecnologica e le New Breeding Techniques a supporto delle produzioni, della tutela della biodiversità e come strumento in risposta ai cambiamenti climatici.

La risposta di Federbio

È arrivata puntuale anche la risposta di Maria Grazia Mammuccini, presidente di FederBio che, in occasione del convegno “È l’ora dell’agricoltura bio”, ha dichiarato: "L’emergenza di cibo globale non deve farci cadere nella tentazione di scegliere come soluzione l’incremento dell’uso di pesticidi e fertilizzanti di sintesi chimica, che non garantiscono rese colturali migliori, anzi nel tempo favoriscono fenomeni di desertificazione del suolo mettendo a rischio la produzione di cibo per le generazioni future".

Il bio contribuisce a incrementare il sequestro annuo di Carbonio Organico (CO) in maniera nettamente superiore anche rispetto ai terreni non coltivati: è stato dimostrato che nei terreni coltivati in modo biologico l’accumulo annuo di CO nel suolo è pari a 3,5 tonnellate per ettaro, negli altri a 1,98 t/h.

"Inoltre - ha proseguito Mammuccini - il biologico, valorizzando i circuiti locali di produzione e consumo e tutelando la biodiversità, può essere una delle opportunità per garantire un reddito soddisfacente e un futuro per gli agricoltori.

Oggi uno dei problemi fondamentali è l’equa distribuzione del cibo visto che l’eccesso di produzione serve solo ad abbassare il prezzo agli agricoltori e il 30% del cibo finisce nei rifiuti invece che per risolvere il problema della fame.

Infine, per quanto riguarda le rese, è scientificamente provato che nel medio e lungo periodo le rese colturali dell’agricoltura biologica, sono del tutto simili se non addirittura superiori a quelle dell’agricoltura convenzionale che utilizza enormi quantitativi di sostanze chimiche di sintesi e acqua compromettendo la fertilità dei terreni e mettendo a rischio la produzione di cibo per le generazioni future."

Foto: syngenta.it


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