Studio UniFE-SWG sulla carne coltivata: il 70% degli italiani è favorevole

Studio UniFE-SWG sulla carne coltivata: il 70% degli italiani è favorevole

Intervistati consumatori e chef: capovolta la narrazione sovranista

Notizie dal mondo agroalimentare:
prodotti, mercati, tecnologie, processi di filiera

26

Marzo
2024

A cura della Redazione F&T

Quello della carne coltivata è un settore in profondo divenire: per gli affinamenti tecnologici e di processo necessari ad ottimizzarne efficienza (sostenibilità economica) ed efficacia (consistenza, proprietà nutrizionali e resa gustativa). E anche per gli studi e i test utili a verificarne la piena sicurezza e la portata dei vantaggi ad essa riconducibili.
Si tratta di un segmento produttivo teoricamente rivoluzionario, per i benefici che potrebbe produrre a livello collettivo e individuale, principalmente in termini di copertura della crescente domanda mondiale di carne, riduzione della pressione ambientale generata dalla produzione intensiva di carne, riduzione dei rischi per la salute collettiva collegati alla produzione intensiva di carne (ad esempio epidemie), riduzione dei rischi individuali per la salute collegati a un eccessivo consumo di carne rossa.

Carne coltivata, cosa ne pensano gli italiani?

Per comprendere il sentiment degli italiani nei confronti di un tema così controverso, un gruppo di ricerca dell’Università di Ferrara ha condotto uno studio, insieme a SWG, individuando quattro categorie di italiani che per diverse ragioni potranno avere un ruolo nella sperimentazione e/o diffusione su vasta scala della carne coltivata.
Più precisamente, sono stati intervistati 5 chef affermati, 741 futuri chef (studenti/studentesse al quinto anno dell’istituto alberghiero), 1.000 consumatori e 1.000 possessori di animali domestici.
Tutti e 5 gli chef intervistati sono sostanzialmente favorevoli ad introdurre la carne coltivata nei loro menu. Per 2 di loro la carne coltivata rappresenta "un’innovazione alimentare speciale da proporre in menù dedicati"; uno la considera "non strettamente necessaria, ma una possibile soluzione ai problemi della produzione intensiva di carne"; per un quarto "non è strettamente necessaria, ma una possibile alleato di un’agricoltura di qualità"; il quinto la intende "come cibo modificato per una vita migliore e un mondo migliore, sia nell’ottica della salute che del risparmio di risorse".
Andando ai futuri chef, il 71% circa degli intervistati è tendenzialmente favorevole o convintamente favorevole alla carne coltivata, in generale; il 69% circa tenderebbe ad assaggiarla o la assaggerebbe convintamente; il 63% tenderebbe ad utilizzarla o la utilizzerebbe nei propri menù futuri. Tuttavia, va specificato che l’86% di questi non la utilizzerebbe al posto della carne tradizionale, bensì in aggiunta, all’interno degli stessi menù o di menù dedicati.

E per quanto riguarda i consumatori? Il 70% circa degli intervistati è tendenzialmente favorevole alla carne coltivata, in generale; il 64% tenderebbe ad assaggiarla; il 62% tenderebbe ad acquistarla in modo più o meno ricorrente o regolare. Tra di loro sembrano essere soprattutto i mangiatori di carne "con rimorsi" (uomini) a manifestare interesse per la carne coltivata, per i suoi possibili benefici sulla salute e sull’ambiente. L’idea che la carne coltivata sia promossa da chef riconosciuti tende ad aumentare la disponibilità a pagare per questa tipologia di carne.

Infine, lo studio indaga su cosa ne pensano i possessori di cani, sempre più attenti alle diete dei loro amici a quattro zampe, concepiti sempre più come veri e propri membri della famiglia. La maggioranza degli intervistati (53%) farebbe assaggiare la carne coltivata al proprio cane, mentre solo il 22% dichiara una totale chiusura in tal senso. La percentuale di accettazione potenziale aumenta al 58% se posta in termini di disponibilità a comprarla in modo più o meno regolare. Il 43% degli intervistati sarebbe disposto a pagarla almeno quanto, o addirittura di più, dei prodotti a base di carne tradizionale, in particolare per i possibili benefici di questa scelta sull’ambiente.

Cosa ne pensa il Governo italiano?

Ricordiamo che il nostro Governo, nella persona del Ministro dell'Agricoltura Lollobrigida, ha ingaggiato una lotta senza quartiere nei confronti della carne coltivata, che ancora in Europa non viene prodotta né commercializzata, tanto da vietarla per Decreto.
Il DDL in questione è denominato Disposizioni in materia di divieto di produzione e di immissione sul mercato di alimenti e mangimi costituiti, isolati o prodotti a partire da colture cellulari o di tessuti derivanti da animali vertebrati nonché di divieto della denominazione di carne per prodotti trasformati contenenti proteine vegetali.
La legge prevede sanzioni per i contravventori da un minimo di euro 10.000 fino ad un massimo di euro 60.000 o del 10% del fatturato totale annuo realizzato nell’ultimo esercizio chiuso, fino ad un massimo di 150.000 euro.

Ma la Commissione europea, lo scorso febbraio, ha archiviato la procedura TRIS relativa alla legge italiana perché approvata prima che gli Stati membri e la Commissione potessero esprimersi sulla stessa Legge nazionale. La Commissione, infatti, ha comunicato all'Italia che "la notifica in oggetto è stata archiviata il 29/01/2024 per i motivi seguenti: Il testo è stato adottato dallo Stato membro prima della fine del periodo di sospensione di cui all'articolo 6 della direttiva (UE) 2015/1535. La Commissione invita pertanto lo Stato membro in questione a informarla del seguito dato, anche alla luce della giurisprudenza pertinente della Corte di giustizia. In questa fase non vi sono ulteriori osservazioni della Commissione".

Italiani curiosi e interessati

"Dagli studi condotti dall'Università di Ferrara con SWG emergono interesse e curiosità da parte degli intervistati nei confronti della carne coltivata, che, i dati sembrano certificarlo, non va vista contrapposizione con la carne tradizionale di qualità, bensì con quella da allevamenti intensivi, che, a ragion veduta, va intesa come carne industriale. Non si tratta di un dettaglio, perchè questa visione delle cose, ferme restando le verifiche sul campo che ancora aspettano la carne di nuova generazione, potrebbe cambiare completamente i termini della questione e del dibattito", ha dichiarato il professore Fulvio Fortezza, Dipartimento di Economia e Management dell’Università di Ferrara.

Fonte: italpress.com
Photo by azerbaijan_stockers


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