Il Ministro dell'Agricoltura spiega cos'è la sovranità alimentare

Il Ministro dell'Agricoltura spiega cos'è la sovranità alimentare

Alla prima audizione in Senato Lollobrigida chiede sponda a Slow Food. E risponde su alimenti sintetici e crisi idrica

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prodotti, mercati, tecnologie, processi di filiera

21

Novembre
2022

A cura della Redazione F&T

Il primo Question Time del Ministro Lollobrigida al Senato ha avuto diverse interrogazioni da parte dei parlamentari: la nuova denominazione del Ministero dell'agricoltura, la tutela della mozzarella di bufala campana DOP rispetto ai rischi derivanti da brucellosi e tubercolosi, la produzione di alimenti sintetici, le misure per garantire la sicurezza dell'approvvigionamento idrico all'agricoltura, l'operatività della CUN del grano duro e i danni all'agricoltura causati da orsi e lupi in Trentino-Alto Adige. 
Ecco le risposte del Ministro.

Nuova denominazione del Ministero dell'Agricoltura

Ringrazio per l'opportunità che mi viene data di illustrare in modo chiaro la scelta della nuova denominazione del Ministero dell'Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste. Vorrei subito rassicurare alcuni parlamentari, che nei giorni scorsi si sono mostrati allarmati, del fatto che l'ananas non verrà messa fuori legge. Lo faccio prendendo a prestito le parole del consigliere delegato di Filiera Italia Luigi Scordamaglia: "Chi ironizza su frutta e ananas, oltre a una caduta di stile, dimostra di non aver compreso qual è la posta in gioco". E aggiunge: "La sovranità alimentare non è autarchia: è difesa delle proprie produzioni e dei propri modelli in un mercato globale equo [...]". La sovranità alimentare ha una precisa storia e una grande valenza, spiegata bene dal fondatore di Slow Food Carlo Petrini, che ringrazio, secondo cui questo concetto "è la stella polare per affrontare la rigenerazione dell'agricoltura nel mondo. È un concetto per cui si battono da anni tanti movimenti [...]". Petrini afferma anche che, "se applicata correttamente, la sovranità alimentare crea una tensione positiva tra dimensione locale e globale, e permette ai popoli di essere davvero liberi nella scelta di ciò che vogliono produrre e consumare, mettendo al centro il benessere delle persone e del pianeta".
La Sovranità alimentare, inoltre, per quanto possa risultare innovativa e dirompente nel quadro della semantica istituzionale italiana, non è un concetto nuovo nemmeno al di fuori dei nostri confini nazionali. Non è un mistero, infatti, che già altre nazioni, prima di noi, hanno attribuito rilevanza a questo concetto, come avvenuto in Ecuador e Venezuela, inserendolo nel dettato costituzionale.
In Francia da anni è stata adottata analoga denominazione: "Ministère de l'Agriculture et de la Souveraineté alimentaire". Scelta utile, questa, e in linea con il Trattato del Quirinale.
Questo principio ha precisi effetti nella vita quotidiana dei cittadini e pone l'accento sulla necessità di avviare una volta per tutte nuove pratiche virtuose: produrre secondo parametri di rispetto del mondo del lavoro, dell'ambiente e della qualità. Abbandonare l'idea che la priorità sia esclusivamente quella di sopperire al bisogno di mangiare e bere, qualsiasi sia il prodotto che le logiche di mercato mettono a disposizione, in maniera massiva, dei consumatori finali. Siamo convinti che la difesa di un modello di produzione che mette al centro i prodotti di qualità, la predisposizione di filiere sempre più corte, l'applicazione del principio di stagionalità, la centralità dell'imprenditore agricolo, siano tutti fattori che generano e garantiscono il diritto di un popolo di cibarsi di prodotti più sani e la produzione sia in grado di garantire una maggiore sostenibilità ambientale. I prodotti d'eccellenza e la qualità vanno infatti difesi valorizzando il lavoro degli imprenditori agricoli. E noi intendiamo farlo. Perché tutti i popoli hanno il diritto di definire le proprie politiche agricole e alimentari. Italiani compresi.

Tutela della mozzarella di bufala campana DOP da brucellosi e tubercolosi

Signor Presidente, onorevoli Senatori, la diffusione della brucellosi e della tubercolosi negli allevamenti di bufale è costantemente monitorata dai nostri Uffici: è noto che a valle del Consiglio regionale straordinario della Regione Campania del 7 novembre 2022 è stata approvata all'unanimità una risoluzione che impegna la Giunta regionale ad assumere misure più efficaci per il raggiungimento dell'obiettivo di eradicazione delle malattie infettive della specie bovina e bufalina rispetto a quelle già previste dal Piano di eradicazione approvato dalla stessa Regione nel 2022. Nel dibattito svoltosi è emerso, infatti, che si è ben lontani dall'obiettivo che si intendeva conseguire ovvero il dimezzamento rispetto all'anno precedente del numero dei capi affetti da brucellosi e tubercolosi (la percentuale pare essere non superiore al 18%). Il fenomeno è allarmante soprattutto nella provincia di Caserta ed è necessario intervenire rapidamente e con misure efficaci. A questo fine ho già scritto al Ministero della Salute, alle istituzioni locali e alle associazioni di categoria per confermare la volontà di implementare l'attività di raccordo operativo e coordinato finalizzata a definire gli strumenti per affrontare in modo efficace le problematiche in oggetto, nonché ad individuare le modalità accelerate di erogazione di misure di sostegno per il mancato reddito a favore delle aziende che hanno subito forti abbattimenti. Quello del ristoro alle aziende è, infatti, l'ulteriore versante - strettamente connesso a quello di eradicazione delle malattie - sul quale intendiamo impegnarci. Al riguardo, informo che il Ministero, a seguito dell'adozione del Regolamento Delegato (UE) 467/2022 (che prevedeva la concessione di un aiuto eccezionale di adattamento ai produttori più colpiti dalla crisi ucraina), è intervenuto in favore del settore bufalino attivando un aiuto complessivo di importo pari a 6,2 milioni di euro, che risulta interamente erogato. Segnalo, poi, che, nell'ambito del Piano Strategico della Politica agricola comune 2023-2027, in fase di adozione da parte della Commissione europea, sono stati previsti aiuti accoppiati destinati al settore pari a 3,2 milioni di euro annui, per l'intero periodo 2023-2027. Inoltre, nell'ambito del predetto Piano gli allevatori bufalini, attraverso gli eco-schemi, potranno accedere ad un aiuto specifico, finalizzato al miglioramento del benessere animale e alla riduzione dell'antimicrobico resistenza. Per quanto concerne le misure di promozione della "Mozzarella di bufala campana D.O.P.", in Italia e nel mondo, al fine di supportare l'economia dell'intera filiera, è previsto un apposito capitolo di bilancio dedicato proprio alla valorizzazione dei prodotti DOP e IGP che vede uno stanziamento annuale pari a 700.000 euro, da cui sarà possibile attingere per interventi specifici individuati in accordo con le associazioni di categoria.

Produzione di alimenti sintetici

Signor Presidente, onorevoli Senatori, ringrazio gli interroganti per aver sollevato un problema come quello della diffusione del cibo sintetico. Desidero sgombrare il campo da equivoci: il Governo è contrario al cibo artificiale, come dimostrato anche dal Presidente del Consiglio Giorgia Meloni che ha espresso la sua contrarietà formalmente. Come Ministro dell'Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste è mia ferma intenzione quella di contrastare in ogni sede questo tipo di produzioni che rischia di spezzare il legame millenario tra agricoltura e cibo.
Ritengo che il cibo sintetico rappresenti un mezzo pericoloso per distruggere ogni legame del cibo con la produzione agricola, con i diversi territori, cancellando ogni distinzione culturale, spesso millenaria, nell'alimentazione umana e proponendo un'unica dieta omologata, con gravissime ricadute sociali sui piccoli agricoltori.
Il nostro Paese, culla della Dieta mediterranea patrimonio Unesco, sarà in prima linea per difendere il cibo naturale, che è uno dei punti di forza del Made in Italy. Quest'anno secondo le previsioni del Ministero raggiungeremo la soglia record di esportazioni di oltre 60 miliardi di euro. Un valore che dobbiamo proteggere e rafforzare da tutti i tentativi di omologazione, di cui il cibo sintetico rappresenta l'apice e la forma più estrema. La nostra contrarietà è dal punto di vista ambientale, tenuto conto degli impatti negativi e delle forti emissioni prodotte dai bioreattori; dal punto di vista sociale, visto che rischiamo la desertificazione produttiva dei nostri territori dove allevamenti e imprese agricole rappresentano la prima forma di presidio e di custodia del territorio anche rispetto al dissesto idrogeologico; dal punto di vista sanitario, visto che non esistono studi consolidati sugli effetti del cibo sintetico sulla salute.
La minaccia è concreta e attuale, considerato che il bioreattore per il latte sintetico, come citato dagli interroganti, è in costruzione in Danimarca. Il nostro modello produttivo è totalmente diverso, puntiamo sulle filiere di qualità che siamo pronti a supportare ancora meglio.
È nostra intenzione investire anche in ricerca, promuovendo attraverso il CREA lo studio delle nostre colture nazionali per proteggerle dai rischi climatici.
La sostenibilità per noi è centrale e proprio per questo siamo coerenti nel rifiutare modelli artificiali che vogliano sostituire la natura. Colgo l'occasione per augurare all'Istituto tecnico agrario Garibaldi di Roma, il più antico istituto agrario di Italia, i migliori auguri per i 150 anni dalla sua istituzione. Garantisco che finchè saremo al Governo sulle tavole degli italiani non arriveranno cibi creati in laboratorio.

Misure per garantire la sicurezza dell'approvvigionamento idrico all'agricoltura

Signor Presidente, onorevoli Senatori, la carenza d'acqua sta mettendo a dura prova vaste aree del territorio italiano, con gravi disagi per cittadini e aziende. In particolare, in agricoltura tale carenza ha un diretto impatto su quantità e prezzi degli alimenti sul mercato. La siccità non è fenomeno nuovo; negli ultimi venti anni sono già stati registrati in diverse aree del nostro Paese ampi periodi di siccità (nel periodo 2011-2019 il Po ha registrato una riduzione della sua portata pari al 17% rispetto al periodo precedente, e lunghi periodi di siccità si sono già verificati nel 2003 e nel 2006); la dispersione idrica e la mancanza di approvvigionamenti per famiglie e imprese sono problemi endemici del nostro Paese. Al di là delle enunciazioni, interventi strategici non sono stati realizzati. È giunto il momento di affrontare questi problemi in un'ottica di medio-lungo termine, pianificando interventi strutturali e soluzioni di sistema e procedendo ad una significativa semplificazione amministrativa per alleggerire gli oneri burocratici che, ad ogni livello, rallentano ed impediscono le più efficaci iniziative dei privati.
I recenti programmi di finanziamento (fondi europei e nazionali), hanno previsto ingenti risorse per gli interventi sulle infrastrutture irrigue collettive, per l'ammodernamento e l'efficientamento del servizio di irrigazione collettiva, per l'incremento delle disponibilità di acqua, per l'efficientamento delle reti e relativi sistemi di gestione e monitoraggio. Questi fondi sono diretti in particolare, a misure di intervento nella fase del trasporto dell'acqua irrigua e di efficientamento del servizio idrico di irrigazione collettiva. Alle risorse già stanziate si aggiungono 520 milioni di euro dell'investimento 4.3 della misura M2C4 del PNRR - "Riduzione delle perdite nelle reti di distribuzione dell'acqua, compresa la digitalizzazione e il monitoraggio delle reti".
Con riferimento a tale ultimo investimento, in presenza di criticità segnalate dalle strutture deputate all'attuazione del PNRR, il Ministero si impegna a porre in essere tutte le iniziative affinché gli interventi selezionati e finanziati possano essere realizzati nella loro interezza.
In conformità al Piano Strategico della PAC 2023-2027, per tutelare le colture, riteniamo utile inserire negli strumenti di pianificazione disposizioni che permettano la costruzione di nuove strutture - come i piccoli invasi interaziendali da realizzare ad opera di aziende agricole o da Enti irrigui in zone collinari - e prevedere la riqualificazione e il potenziamento di quelli esistenti in modo da disporre di una rete infrastrutturale più performante e idonea a ridurre gli sprechi di acqua.
Per incrementare la produzione di acqua ad uso agricolo intendiamo lavorare sulla tecnologia degli impianti di desalinizzazione del mare e intervenire sugli sprechi di acqua presso gli invasi di collina e di pianura, tramite l'implementazione di impianti di irrigazione a goccia e di tutte le nuove tecnologie che permettono di razionalizzare il consumo di acqua.
Il Ministero ha, inoltre, collaborato attivamente con il Ministero delle Infrastrutture alla redazione del Piano nazionale idrico (già Piano nazionale di interventi nel settore idrico-Sezione Invasi), contribuendo a definire le priorità di intervento. L'emergenza idrica in corso dimostra la necessità di ulteriori investimenti per i prossimi anni, con particolare attenzione al potenziamento delle infrastrutture di stoccaggio e valutando il ricorso a fonti idriche non convenzionali com ad esempio il riutilizzo di acque reflue.

Operatività della CUN del grano duro

Signor Presidente, onorevoli Senatori, come noto, il nostro Paese è tra i maggiori esportatori di prodotti a base di grano, come la pasta e i prodotti da forno, particolarmente apprezzati dai consumatori di tutto il mondo. Le cause che stanno mettendo sotto pressione il mercato dell'intero comparto cerealicolo sono molteplici e affondano le loro radici in situazioni pregresse, aggravate oggi dalla pandemia e dalla crisi energetica. Per migliorare la fase di contrattazione del prezzo, il Ministero ha provveduto all'attivazione della Commissione sperimentale nazionale del grano duro (CSN grano duro) al fine di rendere più chiare e trasparenti le tendenze di mercato e di conseguenza avere una ricaduta positiva sulle contrattazioni. Il progetto si innesta nella più ampia sfera degli interventi di regolazione del mercato rappresentata dalle Commissioni Uniche Nazionali (CUN), in cui i prezzi indicativi sono concordati tra i rappresentanti delle associazioni di parte venditrice ed acquirente e costituiscono il riferimento per le contrattazioni tra le parti. L'attività della CSN è terminata in questi giorni e il bilancio è positivo. Per tali motivi, registrato il più ampio consenso della parte agricola alla prosecuzione dei lavori e l'unanime volontà di elevare la CSN a Commissione Unica Nazionale, valutiamo di proseguire questo percorso virtuoso di trasparenza e di regole certe per la formazione dei prezzi indicativi.
Per quanto concerne il sostegno alla produzione primaria, segnalo che il Fondo grano duro (istituito dall'articolo 23-bis del decreto-legge n. 113/2016 ed attuato con Decreto interministeriale n. 5642 del 20/05/2020) stanzia annualmente, per le coltivazioni di grano che siano inserite in un Contratto di filiera privatistico tra produttore e trasformatore, 10 milioni di euro incrementati, per l'anno 2022, con ulteriori 10 milioni.
Proporremo di incrementare le risorse destinate a tale fondo per gli anni dal 2023 al 2025 con disposizione da inserire nella legge di bilancio che sarà sottoposta all'approvazione del prossimo Consiglio dei Ministri.
Occorre sostenere l'aggregazione e l'organizzazione economica dei coltivatori di grano duro e dell'intera filiera produttiva, valorizzare i contratti di filiera nel comparto cerealicolo come strumento di sviluppo del settore nonché migliorare la qualità del grano duro attraverso l'uso di sementi certificate.
Rassicuro che il Governo intende tutelare fortemente il comparto cerealicolo; ne è dimostrazione l'impegno profuso dal Presidente del Consiglio On. Meloni durante il G20 di Bali per il negoziato sul grano.
Per valorizzare e rafforzare la produzione è mia intenzione intervenire con un piano complessivo di sostegno al comparto cerealicolo nazionale, che promuova il progressivo miglioramento della filiera per una produzione di qualità sempre maggiore. In tal senso, sarà necessario rafforzare gli strumenti dei contratti di filiera, per contrastare le speculazioni, e dei distretti del cibo, fornendo incentivi per le aziende agroindustriali di prima e seconda trasformazione e per i produttori agricoli, anche tramite l'accesso ai fondi della PAC dell'Unione europea. Ciò al fine di favorire il miglioramento qualitativo del grano italiano, supportare le filiere di stoccaggio mediante ammodernamento delle strutture e sostenere la transizione verso tecniche di agricoltura di precisione.

Danni all'agricoltura causati da orsi e lupi in Trentino-Alto Adige

Signor Presidente, Onorevoli Senatori, la specie Lupo (Canis lupus) è tutelata dalla Direttiva 92/43/CEE (direttiva habitat), recepita con decreto del Presidente della Repubblica n. 357 del 1997. La questione dei grandi carnivori è stata trattata a livello UE dai Ministri dell'Agricoltura e della Pesca. In tale contesto l'Italia, oltre a rappresentare le grandi difficoltà degli allevatori a causa dell'aumento della popolazione di lupi, ha evidenziato la necessità di prevedere Piani di Gestione finanziati non solo dalla Politica agricola comune, come accaduto nella programmazione dei fondi FEASR 2014-2022 e come ribadito dal Piano Strategico della PAC 2023-2027, ma anche dalle altre politiche, in particolare da quelle ambientali. Il 10 novembre è stato approvato dalla Camera l'ordine del giorno presentato dall'on. Urzì, Ambrosi, Stegel e altri, e recepito ieri al Senato, in cui, preso atto della crescente incidenza dei danni causati da orsi e lupi nel territorio del Trentino Alto Adige, impegna il Governo ad adottare iniziative per sostenere il comparto agricolo; è mia convinzione che il problema debba essere affrontato dando attuazione alle indicazioni che provengono dal Parlamento e nel rispetto dei principi posti dalla direttiva Habitat. In quest'ottica, occorre considerare che l'eccessiva presenza di alcune specie animali su determinati territori crea squilibri causando rischi per la salute pubblica e per alcuni settori produttivi strategici, oltre a vanificare un'azione di protezione di altre specie.
Va, inoltre, diffondendosi il fenomeno dell'ibridazione dei lupi con le specie canine domestiche, che - come evidenziato dagli esperti di conservazione della fauna - rappresentano un pericolo per la conservazione della specie dei lupi, oltre a determinare la nascita di animali particolarmente aggressivi nei confronti dell'uomo.
Il Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica ci ha informati di essere da anni impegnato per il superamento del Piano d'azione del Lupo attualmente vigente. I Piani finora presentati alla Conferenza Stato-Regioni non hanno conseguito la necessaria intesa di vedute tra le Regioni.
Ravvisato il notevole miglioramento dello stato di conservazione della specie su tutto il territorio nazionale, il nuovo piano d'Azione Lupo dovrebbe prevedere un quadro complessivo di azioni di conservazione e contestualmente la possibilità di autorizzare le deroghe previste dalla direttiva habitat, così come avvenuto in Francia ove analogo piano rivolto ad arginare il fenomeno è già stato adottato. Per risolvere tali criticità e garantire il più ampio consenso di tutte le istituzioni coinvolte sulle modalità di intervento che meglio rispondano ad una relazione corretta tra la presenza dell'uomo, quella della fauna selvatica e la sostenibilità ambientale, solo pochi giorni fa ho incontrato il Presidente di ISPRA e le istituzioni e le associazioni, che mi avevano rappresentato problematiche riguardati i loro territori o aree di interesse. Sulla base delle loro indicazioni e della comunità scientifica intendiamo infatti trarre tutte le indicazioni tecniche per approntare un piano di settore in linea con le disposizioni europee.
Abbiamo la necessità e il dovere di affrontare problemi inevasi da tempo e che gravano sul bilancio dello Stato per milioni di euro, rischiando di depauperare le economie di interi territori attivi nei settori agricolo, turistico e dell'allevamento e determinando l'abbandono di intere aree oggi manutenute in maniera efficiente dagli allevatori.
Assicuro il massimo impegno, sia politico sia tecnico, per condividere con il Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica, con cui è in atto un serrato confronto, soluzioni scientificamente supportate e coerenti con il quadro comunitario in materia, da attuare con il costante coinvolgimento del Parlamento.
Il video dell'intervento:


Foto: politicheagricole.it

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