Flessibile, un packaging da raccontare

Flessibile, un packaging da raccontare

“Flessibile, un packaging da raccontare” è il titolo del congresso annuale organizzato da Giflex, l’Associazione Nazionale che raggruppa i produttori di imballaggi flessibili

Notizie dal mondo agroalimentare:
prodotti, mercati, tecnologie, processi di filiera

19

Aprile
2024

di Bruna Moroni

Durante la due giorni, tenutasi a Roma presso l’Hotel Villa Pamphili il 17 e il 18 aprile, si è discusso di prospettive e sviluppi di un settore chiave per il made in Italy, quello degli imballaggi flessibili, in vista degli obiettivi di riduzione dello spessore degli imballaggi, di riciclo e di sostenibilità richiesti anche a livello europeo (e mondiale).

Il ricco programma del Convegno “Flessibile, un packaging da raccontare” ha posto l’attenzione sui temi di attualità a partire dalla situazione geopolitica per proseguire con l’analisi sui modelli e i processi aziendali che diventano fondamentali per rispondere al tema dello sviluppo sostenibile, ai bisogni dei consumatori, mantenere la brand reputation. La giornata ha anche analizzato gli impatti del nuovo Regolamento UE su imballaggi e rifiuti di imballaggio.

L’industria del flessibile registra un’occupazione in Italia di circa 10.000 addetti, una produzione intorno alle 400.000 tonnellate e un fatturato di oltre 3 miliardi di euro. Le esportazioni rappresentano circa il 55% della produzione nazionale.

“La lotta al cambiamento climatico - ha affermato Alberto Palaveri, presidente di Giflex - è un affare maledettamente complesso, urgente, senza facili soluzioni. Se fino a oggi ci siamo immaginati il nostro pack “performante” sullo scaffale di un supermercato, ora dobbiamo pensarlo altrettanto “performante” anche in un impianto di riciclo, meccanico o chimico che sia”.

Linee Guida per gli imballaggi flessibili

Il convegno è stata anche l’occasione per presentare le inedite Linee Guida prodotte dai Comitati Tecnici Giflex e studiate appositamente per le industrie che producono gli imballaggi flessibili. Il documento mira a produrre valutazioni LCA (Life Cycle Assestment) inserite in un contesto di circolarità ripetibili, confrontabili e supportate scientificamente.

Le linee guida si basano sull’utilizzo di LCA come strumento scientifico di “misura” dell’ecodesign degli imballaggi flessibili che sono oggi in continua evoluzione per raggiungere prestazioni tecnologie, proteggere l’alimento e ridurre il food waste, diminuire l’impatto ambientale nell’intero ciclo di vita e rispettare parametri chimici e tossicologici garantendo la sicurezza alimentare.

Per il 2024 il progetto prevede di incrementare l’inserimento di dati provenienti da pubblicazioni scientifiche e di arricchire la banca dati primari Giflex, la creazione di processi specifici del settore e approcci di studio più estesi alla filiera e verso il reale ciclo di vita. È un progetto che coinvolge l’intera catena di fornitura del flessibile, in particolare i fornitori di materie prime per avere dati e valutare i materiali da utilizzare per la creazione di nuovi packaging.

“In un modo ideale in cui l’economia circolare funziona - ha sottolineato Andrea Cassinari, Group Quality and Global Regulatory Affairs Director - abbiamo delle fasi di produzione, di utilizzo e di riciclo, in cui potere attuare logiche di ecodesign, ad esempio nella riduzione degli spessori del packaging, ma raggiungeremo un limite oltre al quale non si può andare. È una sfida, però, che non possiamo affrontare da soli e l’LCA ci permetterà di completare e trovare dei punti di miglioramento.”

Nuovi materiali, nuovi processi

Fondamentale sarà quindi incrementare nuovi processi di trasformazione, utilizzando macchine meno impattanti e nuove materie prime monomateriali che stimolino il valore della riciclabilità, senza perdere di vista la funzionalità fondamentale del packaging che è quella di proteggere l’alimento e diminuire gli scarti alimentari.

Un processo in via di studio si basa sulle poliolefine, grazie a cui esistono crescenti possibilità di avere materiali stampabili con tecnologie tradizionali ad altissima barriera grazie all’utilizzo di lacche e metallizzazioni trasparenti.

In aggiunta a questo, si assiste a un’interessante tendenza di mercato verso il passaggio al rigid-to-flex. È crescente infatti, nel segmento ad esempio di prodotti per la cura della persona e per la detergenza domestica, l’utilizzo di flessibile sia come packaging primario sia come soluzione per la ricarica di prodotto con vantaggi considerevoli in termini di minore immissione di imballaggi e materiali nell’ambiente, come imposto dal PPWR (Packaging and Packaging Waste Regulation), il nuovo regolamento europeo sugli imballaggi e sui rifiuti di imballaggio, che si pone il fine di rendere gli imballaggi più facili da riutilizzare e riciclare.

"Il packaging del futuro parte dal suo fine vita: per questo sarà sempre più importante fare ricorso al design thinking per realizzare imballi con caratteristiche che diano al riciclatore la possibilità di valorizzarli. Il nostro pack - prosegue Alberto Palaveri - è leggerissimo e incide per il 2-3% circa sul peso totale del prodotto, utilizzando poco materiale e producendo poca CO2."

Prossimo appuntamento il 25 ottobre a Torino.

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