ASSICA: «Con la PSA è a rischio l'intero sistema produttivo dei salumi»

ASSICA: «Con la PSA è a rischio l'intero sistema produttivo dei salumi»

Gli industriali chiedono non solo sussidi per l'emergenza, ma anche soldi pubblici per gli investimenti delle loro aziende

Notizie dal mondo agroalimentare:
prodotti, mercati, tecnologie, processi di filiera

10

Maggio
2024

A cura della Redazione F&T

ASSICA, Associazione Industriali delle Carni e dei Salumi aderente a Confindustria, ha organizzato durante la fiera CIBUS di Parma un convegno per le aziende del settore e per tutti gli operatori, dal titolo "Salumeria italiana: le sfide per il futuro, tra le incertezze del commercio internazionale e l’aumento dei costi produttivi". Tanti i temi degli interventi, ma ovviamente il focus è stato la situazione attuale della salumeria italiana, che sta attraversando uno dei periodi più difficili degli ultimi anni, con l’allarme della PSA che incombe sull’intero sistema produttivo.

"Con il ritrovamento a metà aprile di un cinghiale infetto a Varano de' Melegari, la zona di restrizione è stata allargata alle aree di Collecchio, Sala Baganza e Felino, mettendo in crisi le aziende che esportano in Canada e Stati Uniti. Abbiamo già aziende che hanno messo in cassa integrazione i dipendenti: da allarme sanitario la peste suina rischia di diventare un allarme sociale", ha affermato il Presidente di ASSICA, Francesco Pizzagalli.

L'appello alle istituzioni

Le istituzioni non possono ignorare ciò che sta accadendo e devono intervenire con efficacia per aiutare la filiera. "Dobbiamo essere uniti nell’affrontare le opportunità di sviluppo attraverso modalità di confronto con le istituzioni. È giusto chiedere sussidi quando le nostre aziende vengono messe a rischio per colpe e situazioni che non sono imputabili a noi, ma i sussidi servono per affrontare la drammaticità del momento. Abbiamo bisogno di un sostegno reale agli investimenti, che sono quelli che garantiscono il futuro. L’intera filiera suinicola ha bisogno di aiuti straordinari, di nuove forme di accesso al credito per garantire la sopravvivenza di un settore che ha creato benessere in tanti territori, che ha valorizzato nel tempo le peculiarità dei territori, che non ha rincorso le delocalizzazioni per andare a produrre là dove costava meno produrre".
Ma come fare per garantire il futuro della filiera suinicola? Pizzagalli conclude il suo intervento sottolineando che occorre "equilibrio sul piano economico della distribuzione del valore; dare vita ad un sistema di filiera sostenibile; ripensare al ruolo delle produzioni DOP e IGP".

I danni della Peste Suina

Davide Calderone, Direttore di ASSICA, è entrato nel dettaglio dei danni della PSA, con numeri che danno la dimensione del danno. "Fino a questo momento si sono avute perdite legate al mancato export per circa 500 milioni di euro in due anni e, se le cose non dovessero migliorare, il rischio sarebbe di subire ulteriori perdite per 60 milioni di euro al mese. Queste cifre avrebbero potuto essere anche più elevate, se non fosse stata messa in campo dal Ministero della Salute - con il sostegno di ASSICA - un’azione costante di informazione e dialogo con i principali Paesi importatori dei prodotti suinicoli; insieme all’attività diplomatica e tecnica del Governo si è agito per il contenimento delle misure restrittive di ordine sanitario vigenti in molti Paesi importatori".

Non solo PSA

Il convegno di ASSICA è proseguito poi con gli interventi di esperti e analisti del comparto agroalimentare.  
Luigi Stimolo, Responsabile Area Mercato di BMTI (Borsa Merci Telematica italiana) ha parlato delle dinamiche interne alla filiera e degli scenari del mercato nazionale e internazionale.  "Dall’analisi di BMTI risulta chiaro come alcune delle criticità che negli ultimi anni hanno coinvolto il settore suinicolo, tra cui l’aumento dei prezzi e le problematiche legate all aumento dei costi di produzione, si siano attenuate nella prima parte del 2024. La speranza è che i dati continuino a migliorare affinché, anche durante il lavoro svolto dalle CUN in sede di formulazione delle tendenze di mercato e dei prezzi indicativi, si possa riscontare una remunerazione per tutti gli attori della filiera suinicola."

Con Marco Limonta, Consumer Packaged Goods Director di Circana si sono analizzate le scelte di acquisto del consumatore, all’interno di un contesto comunque positivo per i salumi. "In un mercato che ha fatto registrare nel 2023 un generale calo dei volumi, pari a -0,9%, i salumi si sono contraddistinti per performance positive. Sia considerando tutti i canali distributivi, includendo i Discount (+0,2%), ancor di più considerando i soli Ipermercati + Supermercati + Libero Servizio piccolo (+1,7%). Tuttavia, anche nei salumi assistiamo ad un cambiamento nelle scelte di acquisto da parte degli italiani: categorie con prezzi elevati sono stati maggiormente penalizzate dal contesto inflattivo, mentre altre, con prezzi più bassi, sono state premiate dal consumatore".
Dove ha concentrato gli acquisti il consumatore? "Il consumatore ha messo in atto diversi cambiamenti nei luoghi dove effettuare gli acquisti di salumi, privilegiando negli ultimi mesi gli acquisti a Banco Taglio rispetto a quelli a Libero Servizio: i prodotti a Banco Taglio sono cresciuti del +4,6% a fronte di quelli a Libero Servizio a -0,3%. Il Take Away si conferma in difficoltà, con un calo dei volumi pari a -2,7%" ha concluso Limonta.

Importante anche il punto di vista della Grande Distribuzione. Mauro Lusetti, Presidente Associazione Distribuzione Moderna e Conad ha evidenziato che "Le nostre eccellenze crescono forti se possono contare su un mercato interno che ne sostenga gli investimenti. Per continuare a crescere, le imprese industriali italiane dell’agroalimentare devono pensare, con le istituzioni e le altre componenti della filiera, a mettere in atto piani di lungo termine che favoriscano la loro aggregazione in campioni nazionali di dimensioni adeguate a essere competitivi nei mercati internazionali." 

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