Anche nel 2023 aumenta la povertà assoluta e scendono i consumi

Anche nel 2023 aumenta la povertà assoluta e scendono i consumi

"Sovranità alimentare" per chi? L'8,5% delle famiglie non dispone del necessario per vivere. Sempre più poveri i lavoratori dipendenti

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25

Marzo
2024

di Valentina Oldani

Dopo un 2022 tragico durante il quale molte famiglie italiane, a causa dell'inflazione e dei salari troppo bassi, hanno toccato con mano l'impossibilità di condurre una vita dignitosa, continua il trend di depauperamento del tessuto sociale italiano.
I primi dati ISTAT parlano chiaro: "Secondo le stime preliminari, nel 2023, le famiglie in povertà assoluta si attestano all’8,5% del totale delle famiglie residenti. Erano l’8,3% nel 2022". Le persone assolutamente povere sono, quindi, circa 5,7 milioni di individui (incidenza 9,8%), contro i 5,6 milioni dello scorso anno (9,7%).
Ricordiamo che nel 2021 l'incidenza era del 9,1%.
L'intensità della povertà assoluta a livello nazionale si attesta su un doloroso 18,2%.

Dramma assoluto

Sono considerate in povertà assoluta le famiglie e i cittadini che non possono permettersi le spese minime per condurre una vita accettabile. La soglia di spesa sotto la quale si è assolutamente poveri è definita dall'ISTAT attraverso il paniere di povertà assoluta, che comprende, ovviamente, le spese per la casa, per la salute, per il vestiario e l'educazione. L’entità di queste spese varia in base a dove abita la famiglia, alla sua numerosità e ad altri fattori sociali.
In questi mesi l'ISTAT sta ricalcolando i valori del paniere della povertà. Si legge sul sito: "ll calcolatore delle soglie di povertà è in fase di adeguamento rispetto alla nuova metodologia di calcolo e verrà ripristinato nei primi mesi del 2024".
Al momento non è stato ancora ripristinato.
Certo è che negli ultimi anni la quota di persone in povertà assoluta è aumentata in modo generalizzato. Nel 2005 si trovava in queste condizioni il 3,3% della popolazione residente in Italia; dodici anni dopo, nel 2017, erano l’8,4%. Nel 2021 sono saliti al 9,4%.
In termini assoluti, siamo passati da 1,9 milioni di individui poveri a circa 5 milioni tra 2017 e 2018. La pandemia ha portato a un nuovo aumento delle persone in povertà assoluta, che sono circa 5,6 milioni nel 2020 e nel 2021. L'inflazione sta dando un ulteriore colpo alla tenuta sociale del nostro Paese.
Angosciante è la condizione dei minori: quelli che fanno parte di famiglie in povertà assoluta sono 1,3 milioni, e l’incidenza di povertà assoluta individuale per i minori è pari al 14%, il valore più alto della serie storica dal 2014. 

Spesa delle famiglie ancora in aumento per l’inflazione

Nel 2023, secondo le stime preliminari ISTAT, la spesa media mensile cresce in termini correnti del 3,9% rispetto all’anno precedente. In termini reali invece si riduce dell’1,8% per effetto dell’inflazione (+5,9% la variazione su base annua dell’indice armonizzato dei prezzi al consumo), senza particolari differenze tra le famiglie più o meno abbienti.

Peggiora l’incidenza della povertà assoluta individuale al Nord

Nel Nord, dove le persone povere sono quasi 136.000 in più rispetto al 2022, l’incidenza della povertà assoluta a livello familiare è sostanzialmente stabile (8,0%), mentre si osserva una crescita dell’incidenza individuale (9,0%, dall’8,5% del 2022).
Il Mezzogiorno mostra anch’esso valori più elevati delle altre ripartizioni (10,3%, dal 10,7 del 2022), anche a livello individuale (12,1%, dal 12,7% del 2022).

Peggiora la condizione delle famiglie con persona di riferimento lavoratore dipendente

Le stime ISTAT affermano che l’incidenza di povertà assoluta è stabile all’8,2% tra le famiglie con persona di riferimento (p.r.) occupata, interessando oltre 1 milione e 100mila famiglie in totale. Da segnalare, però, un peggioramento rispetto al 2022 della condizione delle famiglie con persona di riferimento lavoratore dipendente: l’incidenza raggiunge il 9,1%, dall’8,3% del 2022, riguardando oltre 944mila famiglie.

Testo integrale e nota metodologica →

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