Vino: l'Italia primo produttore al mondo

Vino: l'Italia primo produttore al mondo

ISMEA e UIV confermano la stima di 49 milioni di ettolitri di vino per la produzione enologica 2018/2019. In recupero sul 2017, anno della raccolta più modesta di sempre

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11

Settembre
2018

Nonostante le avversità climatiche, in base alle stime effettuate da ISMEA e UIV, la produzione enologica nazionale dovrebbe arrivare a 49 milioni di ettolitri, con un recupero del 15% sulla scorsa annata, tra le più scarse di sempre.

La stima è sintesi di una forbice che va da 48 a 50 milioni di ettolitri e che, se confermata, permetterebbe all'Italia di mantenere la leadership mondiale nonostante i notevoli incrementi produttivi stimati anche per Francia e Spagna.

Le ultime stime transalpine fermerebbero la produzione a 46,1 milioni di ettolitri, mentre in Spagna sembra attendibile un tetto di 43 milioni di ettolitri.

Dal punto di vista qualitativo, lo sviluppo dei vigneti, iniziato sotto i migliori auspici, è stato condizionato dal clima bizzarro che ha alternato gelate, piogge e umidità e che ha fortemente ridimensionato le attese di inizio anno. Il risultato finale comunque dipenderà come di consueto dal periodo immediatamente precedente la vendemmia, fondamentale per la maturazione delle uve e il raggiungimento del giusto sviluppo del grado zuccherino. È stato soprattutto il Sud ad aver registrato le maggiori criticità legate all'andamento meteo che ha reso faticosa la gestione del vigneto e influito sulle operazioni vendemmiali, soprattutto per le varietà rosse.

In generale, nella campagna in corso più che in altre annate, sarà la capacità del viticoltore e l'attenzione posta al monitoraggio e alla cura tempestiva dei vigneti a fare la differenza sul prodotto, in un finale di stagione che ha richiesto un numero più elevato di trattamenti rispetto alla media.

Le bizzarrie meteorologiche a cui far fronte, del resto, sono da considerarsi una costante, sia che si manifestino con la siccità come lo scorso anno, sia, come quest’anno, con abbondanti piogge o fenomeni estremi come grandinate e bombe d’acqua. L’abbondanza di piogge e umidità ha rappresentato terreno fertile per lo sviluppo delle malattie della vite, tra tutte la peronospora, ma anche mal dell’esca e marciumi.
Si è verificata in più parti la difficoltà di entrare nei vigneti con i mezzi meccanici e i trattamenti anticrittogamici si sono dovuti somministrare manualmente.
I numerosi interventi in vigna finiranno inevitabilmente per incidere sui costi di produzione. Prima ancora, con l’inizio dello sviluppo vegetativo, in alcune regioni si era ricorso alla potatura verde e ad altre operazioni di gestione della chioma. Altra pratica che stanno mettendo in atto i produttori, soprattutto sui vitigni a bacca rossa, è quella del diradamento per permettere una omogenea maturazione delle uve preservandone, così, le caratteristiche qualitative.

"L'incremento produttivo della campagna in corso è un'importante notizia per le cantine italiane e consentirà di recuperare gli effetti negativi derivati dalla forte riduzione registrata nel 2017, soprattutto sul fronte delle esportazioni - afferma il Direttore Generale dell'ISMEA Raffaele Borriello. - La minore disponibilità di prodotto dell'anno passato, associata a un aumento consistente dei prezzi, ha determinato nei primi cinque mesi del 2018 una riduzione del 10% dei volumi di vino esportati in tutto il mondo. Di rilievo il calo di prodotto italiano importato dalla Germania e dal Regno Unito e la conferma, a meno di clamorose sorprese, del sorpasso da parte della Francia nel mercato statunitense. Riteniamo comunque che l'incremento di produzione del 2018 avrà un effetto positivo sulla ripresa delle esportazioni italiane nei mercati internazionali, con la prospettiva di superare la soglia dei 6 miliardi di euro a fine anno."


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