Uva: dal campo alla tavola il prezzo aumenta fino a 10 volte

Uva: dal campo alla tavola il prezzo aumenta fino a 10 volte

La CIA lamenta l'ennesimo caso di filiera disfunzionale. I coltivatori non coprono i costi di produzione: inefficienze e speculazioni colpiscono agricoltori e consumatori

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Notizie dal mondo agroalimentare:
prodotti, mercati, tecnologie, processi di filiera

04

Novembre
2019

Le inefficienze della filiera dell'uva da tavola stanno mettendo in crisi il comparto, danneggiando agricoltori e consumatori.
La campagna 2019 si sta rivelando molto complessa nelle principali regioni produttrici del Paese (Puglia e Sicilia rappresentano il 90% dei 46mila ettari coltivati) e rischia di compromettersi ulteriormente nei prossimi giorni.
Le aziende lamentano una remunerazione che non copre i costi di produzione attestandosi su 0,60 centesimi al chilogrammo per le varietà tradizionali e su 0,80/1,10 per quelle senza semi. L'uva da tavola ha come canale unico di sbocco gli scaffali della Grande Distribuzione Organizzata, dove arriva - denuncia la CIA-Agricoltori Italiani - con un ricarico vertiginoso, attestandosi in media sui 3,50 euro che in taluni casi possono diventare 6, vale a dire fino a dieci volte di più di quando riconosciuto all'azienda agricola, che lavora sottocosto e senza un giusto compenso rischia il collasso.
Molto spesso, afferma la Confederazione agricola, i produttori sono costretti a lasciare sulle piante i prodotti del loro lavoro.

A complicare la situazione c'è il calo strutturale dei consumi di uva da tavola. Gli ultimi dati ISMEA relativi al periodo luglio 2018 - giugno 2019 indicano una contrazione della spesa del 9%. CIA-Agricoltori Italiani ritiene ''indispensabile riprendere il dialogo con la GDO per neutralizzare le troppe speculazioni e impedire le inefficienze lungo la filiera, che pesano solo su produttori e consumatori''.

CIA-Agricoltori Italiani chiede al Ministro Teresa Bellanova di dare maggior vigore alla campagna di promozione istituzionale per l'uva da tavola nei punti vendita, promossa da Ortofrutta Italia. Per Cia è anche "Diventa essenziale - aggiunge CIA - investire più sforzi e risorse sull'export dove l'Italia gioca da protagonista ed è quinta nel mondo, con spedizioni per circa 700 milioni di euro."
I mercati di sbocco principali sono i Paesi dell'Unione europea che assorbono in media il 90% delle esportazioni complessive, ma la concorrenza è altissima e proviene da Turchia, Brasile, Perù, Cile e Sudafrica. ''Occorre, pertanto, un impegno istituzionale forte - conclude la Confederazione - per aprirsi a nuovi mercati su un prodotto strategico per l'agricoltura italiana, anche su destinazioni come la Cina''.


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