Spesa alimentare online, nuova abitudine degli italiani

Spesa alimentare online, nuova abitudine degli italiani

Il 36% di chi ha sperimentato l'e-commerce durante il lockdown, ha continuato anche dopo la riapertura, privilegiando i siti della GDO

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Notizie dal mondo agroalimentare:
prodotti, mercati, tecnologie, processi di filiera

08

Ottobre
2020

I mesi della pandemia e quelli successivi al lockdown hanno segnato una diffusione importante dell'e-commerce e il comparto alimentare è uno dei protagonisti della crescita. La penetrazione dell’alimentare nell’online è, infatti, raddoppiata durante il lockdown, quando il 17,2% dei consumatori ha acquistato almeno una volta attraverso il web.
Il rapporto di IRI per Netcomm, ad esempio, evidenzia che, se nel 2019 le vendite online erano sbilanciate verso gli acquisti di prodotti per la cura della persona e il cibo per animali domestici, il 2020 ha visto un’esplosione nelle vendite digitali di prodotti confezionati di largo consumo, che settimanalmente hanno tenuto una crescita che non è mai scesa sotto il 50%, con il canale virtuale che ha raggiunto picchi del 288%. 

Questo cambiamento nelle abitudini di acquisto non è venuto meno nella fase successiva: il 36% ha continuato a fare la spesa online, privilegiando i siti web della GDO, con un aumento della customer satisfaction arrivata a una valutazione di 7,5 contro il 6,5 nel periodo della pandemia. Così, la spesa alimentare online è entrata tra le abitudini di consumo degli italiani.
Sono questi gli elementi principali emersi durante l’edizione speciale di Netcomm Forum Live dedicata al settore del food svoltasi in web conference l'8 ottobre 2020.

"Il boom dei canali digitali nel settore dell’e-grocery è dovuto, in particolare, all’adozione di nuove modalità di acquisto dei prodotti - ha commentato Roberto Liscia, Presidente di Netcomm -. La necessità di mantenere il distanziamento sociale e, al tempo stesso, di garantire la continuità del servizio, ha determinato l’affermarsi della consegna senza contatto. In particolare, un ruolo importante ha giocato il click & collect, vale a dire il ritiro in negozio della merce acquistata online, che nelle quote di vendita ha superato il 15% durante il lockdown (era l’8,3% nel 2019) e si è attestato di poco sotto al 13% nella fase successiva"
Questa modalità di acquisto è molto apprezzata dagli e-shopper nell’alimentare, perché ritenuta più conveniente e veloce rispetto all’home delivery. Il click and collect ha riportato una crescita del +349% ed è verosimile che diventerà un’abitudine sempre più consolidata tra i consumatori.

L’esplosione dell’online e le differenti modalità di acquisto hanno variato e continuano a modificare la geografia del commercio, anche se negli ultimi mesi si osserva un riallineamento delle dinamiche dei canali distributivi alla situazione pre-Covid. Emerge, tuttavia, in particolare la crisi degli ipermercati, con un calo delle vendite del 9,6%, considerando complessivamente sia la fase Covid che quella successiva.
Il commercio di prossimità, dopo il balzo del 16,1% nel lockdown, ha registrato una flessione del 3,2% nel periodo giugno-agosto.
Tra chi invece accelera, si trovano Specialisti Casa e Persona (+11,7% post lockdown) e continua il forte sviluppo degli acquisti del Largo Consumo Confezionato nel canale virtuale (+96,4%).

"La crisi - ha spiegato ancora Liscia - ha messo tutti gli attori del food&grocery di fronte alla necessità di accelerare la propria trasformazione digitale".
Tutti i brand devono prepararsi a soddisfare le nuove esigenze di consumo e investire sull’export digitale e sui rapporti con i nuovi intermediari.
"Se i negozi di quartiere, ad esempio, dovranno costruire e rafforzare la rete di partner e operatori del digitale con cui collaborare per rispondere alle nuove richieste di mercato - ha concluso Liscia - le grandi insegne che già operano nell’e-grocery dovranno migliorare i servizi offerti e fidelizzare i nuovi consumatori raggiunti negli scorsi mesi".


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