Sostenibilità: Italia in ritardo

Sostenibilità: Italia in ritardo

Rapporto ASviS 2019: forti i gap rispetto ai 21 target che l'Italia si è impegnata a raggiungere entro l’anno prossimo. Rispetto ai 17 SDGs miglioriamo in 9 aree, peggioriamo in 6 e siamo stabili in 2

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08

Ottobre
2019

ASviS - Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile, ha presentato la quarta edizione del Rapporto 2019 che fotografa e analizza l’andamento del Paese rispetto agli Obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals SDGs) dell’Agenda 2030. Nel suo percorso l’Italia migliora in alcuni campi:

  • porre fine alla fame, raggiungere la sicurezza alimentare
  • salute e benessere per tutti e per tutte le età
  • istruzione di qualità, equa ed inclusiva
  • uguaglianza di genere, empowerment di tutte le donne e le ragazze
  • accesso a sistemi di energia economici, affidabili, sostenibili e moderni
  • infrastruttura resiliente, promuovere l’innovazione e una industrializzazione equa, responsabile e sostenibile
  • modelli sostenibili di produzione e consumo
  • misure urgenti per combattere il cambiamento climatico e le sue conseguenze
  • partenariato mondiale e mezzi di attuazione per lo sviluppo sostenibile

Peggiora:

  • povertà
  • crescita economica duratura, inclusiva e sostenibile
  • città e insediamenti umani inclusivi, sicuri, duraturi e sostenibili
  • conservazione e giusto utilizzo di oceani, mari e risorse marine
  • protezione, ripristino e incentivo a un uso sostenibile dell’ecosistema terrestre.


È stabile per:

  • disponibilità e gestione sostenibile dell’acqua e delle strutture igienico-sanitarie
  • riduzione dell’ineguaglianza all’interno di e fra le Nazioni

Evidenti sono i ritardi in settori cruciali per la transizione verso un modello che sia sostenibile sul piano economico, sociale e ambientale, e fortissime restano le disuguaglianze, comprese quelle territoriali. L’Italia è quindi lontana dal sentiero scelto nel 2015, quando si è impegnata ad attuare l’Agenda 2030 e l’Accordo di Parigi per la lotta al cambiamento climatico. Sono questi i fatti principali che emergono dal Rapporto ASviS 2019 presentato il 4 ottobre 2019 alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. L’evento, partecipato da quasi 1.300 persone, ha visto gli interventi del Presidente della Camera dei Deputati Roberto Fico, del ministro dell’Economia e delle Finanze Roberto Gualtieri e del Commissario UE agli Affari Economici Paolo Gentiloni.

L’Italia non è sola in questo difficile percorso, come documentato durante la recente Assemblea Generale delle Nazioni Unite. A quattro anni dall’adozione dell’Agenda 2030, nonostante i progressi compiuti, le misure adottate dai singoli governi, dal settore privato e dalle organizzazioni internazionali non appaiono essere all’altezza della sfida. Serve perciò un urgente e deciso cambio di passo per rispettare il piano d’azione disegnato per dare un futuro al pianeta e a chi lo abita.

“La buona notizia - ha commentato il presidente dell’ASviS Pierluigi Stefanini - è che il nuovo Governo ha introdotto la sostenibilità nell’agenda politica e le linee programmatiche includono l’inserimento in Costituzione del principio dello sviluppo sostenibile all’avvio di un’Agenda urbana per lo sviluppo sostenibile, l’uso dell’Agenda 2030 per ridisegnare il funzionamento del sistema socio-economico, la valutazione dell’impatto economico-sociale-ambientale dei provvedimenti legislativi, il taglio dei sussidi dannosi all’ambiente, la legge per annullare i differenziali retributivi tra uomini e donne, a parità di mansioni svolte. A questi annunci devono seguire azioni concrete per mettere l’Italia su un sentiero di sviluppo sostenibile. Peraltro, per 21 dei 169 Target previsti dall’Agenda 2030 il cui raggiungimento è fissato entro il 2020, il Rapporto ASviS 2019 rivela un Paese in evidente ritardo”.

Un percorso da accelerare. Come?

Grazie al contributo dei 600 esperti delle oltre 220 organizzazioni aderenti all’ASviS, il Rapporto 2019 fornisce una visione dell’andamento del Paese verso gli SDGs attraverso indicatori compositi originali (disponibili per i Paesi europei, per l’Italia e le sue regioni), un quadro delle iniziative messe in campo nel mondo, in Europa e in Italia a favore dello sviluppo sostenibile, valuta le politiche realizzate negli ultimi 12 mesi e avanza proposte per accelerare il percorso del nostro Paese verso l’attuazione dell’Agenda 2030. In questa direzione ASviS raccomanda che il Presidente del Consiglio: invii ai Ministri un atto di indirizzo che indichi la loro responsabilità per conseguire gli SDGs; rafforzi il ruolo della cabina di regia “Benessere Italia” costituita a Palazzo Chigi; sostenga l’introduzione di una valutazione ex-ante della legislazione alla luce degli SDGs. Inoltre, raccomanda che il Governo: promuova presso il Parlamento la dichiarazione di “Stato di emergenza climatica”, come già fatto da alcune Regioni e città; aggiorni la Strategia Nazionale di Sviluppo Sostenibile e presenti un rapporto sul suo stato di attuazione; trasformi il CIPE in Comitato Interministeriale per lo Sviluppo Sostenibile per orientare a tale scopo tutti gli investimenti pubblici; individui politiche per conseguire i 21 Target in scadenza nel 2020; prepari una legge annuale sullo sviluppo sostenibile che intervenga sulla normativa con un’ottica sistemica; realizzi un vasto piano di informazione e comunicazione sul tema dello sviluppo sostenibile diretto all’intera popolazione.

Altri passi fondamentali sono la ricostituzione del Comitato Interministeriale per le Politiche Urbane (CIPU) per aiutare a sviluppare un’Agenda urbana nazionale per lo sviluppo sostenibile; la calendarizzazione dell’esame da parte del Parlamento del progetto di legge per l’inserimento in Costituzione del principio di sviluppo sostenibile.

Verso gli SDGs

ASviS traccia l’andamento del Paese verso il raggiungimento dei 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030. Dal 2010 al 2017, l’Italia mostra segni di miglioramento per i seguenti Obiettivi:

  • Obiettivo 2: Porre fine alla fame, raggiungere la sicurezza alimentare, migliorare la nutrizione e promuovere un’agricoltura sostenibile
    Dopo il forte aumento registrato fino al 2016 - dovuto principalmente all’incremento della produzione per unità di lavoro delle aziende agricole e della quota di superficie agricola utilizzata (SAU) per coltivazioni biologiche - si rileva una flessione nell’ultimo biennio, causata principalmente dall’aumento dell’utilizzo di fertilizzanti in agricoltura (+7,1% tra il 2016 e il 2017). Si evidenzia infine l’andamento positivo dell’indicatore elementare relativo all’utilizzo dei prodotti fitosanitari (pesticidi, diserbanti e simili), che dal 2010 al 2017 diminuisce del 20%.
  • Obiettivo 3: Assicurare la salute e il benessere per tutti e per tutte le età
    Questo indicatore migliora nell’arco di tempo considerato: a partire dal 2015 la dinamica positiva è spiegata dalla riduzione della probabilità di morte sotto i 5 anni (3,4 decessi entro i 5 anni per mille nati vivi nel 2017) e della proporzione standardizzata di persone di 14 anni e più che non praticano alcuna attività fisica, nonostante aumenti contestualmente il tasso di lesività grave per incidente stradale. In Italia, dopo il trend di forte diminuzione avvenuto fino al 2016, il tasso di mortalità per incidente stradale nel 2017 è tornato ad aumentare.
  • Obiettivo 4: Assicurare un’istruzione di qualità, equa ed inclusiva, e promuovere opportunità di apprendimento permanente per tutti
    Questo indicatore migliora sensibilmente nel corso degli anni. Dal 2010 in poi si osserva un deciso aumento sia della quota di persone di 30-34 anni che hanno conseguito un titolo universitario sia della quota di persone di 25-64 che hanno completato almeno la scuola secondaria di II grado (scuola media superiore). Da sottolineare poi come la percentuale di studenti di 15 anni che non raggiungono il livello di competenze matematiche di base sia diminuita nel corso del tempo. Infine, nell’ultimo anno il tasso di abbandono scolastico peggiora, in controtendenza con gli anni precedenti, attestandosi al 14%.
  • Obiettivo 5: Raggiungere l’uguaglianza di genere e l’empowerment di tutte le donne e le ragazze
    L'indicatore composito mostra un andamento crescente per tutta la serie storica osservata. Dopo la lieve flessione avvenuta nel 2016, l’indicatore torna a migliorare grazie all’aumento della percentuale di donne nei consigli di amministrazione delle società quotate in borsa e della quota di donne presenti negli organi decisionali. A sostenere il buon andamento dell’indicatore composito, si segnala la tendenza crescente dei rapporti di femminilizzazione del tasso di occupazione e di quello dei laureati.
  • Obiettivo 7: Assicurare a tutti l’accesso a sistemi di energia economici, affidabili, sostenibili e moderni
    L'indicatore composito, dopo un iniziale aumento dovuto al miglioramento di tutti gli indicatori elementari, subisce una flessione negativa a partire dal 2014 causata dalla riduzione della produzione di energia da fonti rinnovabili, che dopo aver raggiunto il suo valore massimo nel 2014, diminuisce di sei punti percentuali negli ultimi quattro anni.
  • Obiettivo 9: Costruire una infrastruttura resiliente e promuovere l’innovazione e una industrializzazione equa, responsabile e sostenibile
    Qui continuano a migliorare significativamente tutti gli indicatori elementari. In particolar modo, aumentano gli indicatori relativi alla diffusione di banda larga tra le famiglie, l’uso di internet, il tasso di ricercatori per 10.000 abitanti e la quota di merci trasportate su ferrovia. Influiscono positivamente sull’andamento del composito anche la crescita del valore aggiunto dell’industria manifatturiera e la forte diminuzione dell’intensità di emissione di CO2 del valore aggiunto.
  • Obiettivo 12: Garantire modelli sostenibili di produzione e di consumo
    Tale indicatore composito aumenta significativamente grazie al miglioramento di quasi tutti gli indicatori elementari. In particolar modo, si osservano progressi importanti per l’indice di circolarità della materia e la percentuale di riciclo dei rifiuti, che con un valore di 49,4% si avvicina al Target europeo per il 2020 (50%). Oltre a ciò, è in costante diminuzione il consumo materiale interno per unità di PIL (-26% rispetto al 2010), mentre l’indicatore relativo al numero di organizzazioni registrate EMAS (Eco-Management and Audit Scheme) peggiora, diminuendo di anno in anno.
  • Obiettivo 1: Adottare misure urgenti per combattere il cambiamento climatico e le sue conseguenze
    Qui l’indicatore headline (gas serra totali secondo l’inventario nazionale delle emissioni) migliora fino al 2014 per poi peggiorare nel triennio successivo, in corrispondenza della ripresa economica. Analizzando l’indicatore nel dettaglio, è da segnalare come tre quarti delle emissioni totali di gas serra provengano dal settore produttivo, mentre il resto delle emissioni è causato da consumi familiari.
  • Obiettivo 17: Rafforzare il partenariato mondiale e i mezzi di attuazione per lo sviluppo sostenibile
    L'indicatore headline (quota dell’Aiuto Pubblico allo Sviluppo - APS - sul reddito nazionale lordo) aumenta significativamente nel periodo 2014-2017, anche a causa dell’aumento degli aiuti agli immigrati, arrivando a rappresentare lo 0,3% del RNL. Nonostante i progressi, il livello raggiunto rimane ancora molto lontano dall’obiettivo fissato dalla Strategia Europa 2020, pari allo 0,7% del RNL.

La situazione peggiora per i seguenti Obiettivi:

  • Obiettivo 1: Porre fine ad ogni forma di povertà nel mondo
    Questo indicatore, dopo un andamento stazionario nel periodo 2012-2014, registra un netto peggioramento nel corso degli anni successivi. Nel biennio 2016-2017, la dinamica negativa è dovuta a un aumento della povertà assoluta e della povertà relativa, che registrano entrambe il valore più alto di tutta la serie storica osservata (rispettivamente, 8,4% e 15,6% della popolazione). Tra gli individui in povertà assoluta si stima che i giovani di 18-34 anni siano 1 milione e 112mila, il valore più elevato dal 2005. Da segnalare che nel 2017 si registra una diminuzione dell’indice di grave deprivazione materiale, il quale resta comunque superiore di 3,5 punti rispetto alla media europea.
  • Obiettivo 8: Incentivare una crescita economica duratura, inclusiva e sostenibile, un’occupazione piena e produttiva e un lavoro dignitoso per tutti
    Questo indicatore è fortemente influenzato dal ciclo economico. Di conseguenza, esso peggiora fino al 2014, a causa dell’andamento sfavorevole del PIL per occupato e dell’aumento della disoccupazione e della quota dei giovani NEET (la più alta dei Paesi UE), mentre nel triennio 2015-2017 si registra un lento recupero. Infine, si registra una riduzione costante del numero di infortuni mortali e inabilità permanenti per 10.000 occupati, che migliora del 25% nel periodo 2010-2016.
  • Obiettivo 11: Rendere la città e gli insediamenti umani inclusivi, sicuri, duraturi e sostenibili
    Il confronto con il dato del 2010 rimane negativo, nonostante si registri un miglioramento negli ultimi tre anni. La recente tendenza positiva è dovuta soprattutto al miglioramento degli indicatori relativi al riciclo e alla quota di rifiuti conferiti in discarica sul totale della raccolta, oltre alla diminuzione del numero di persone che vivono in abitazioni con problemi strutturali o problemi di umidità. Da segnalare anche che l’esposizione della popolazione urbana all’inquinamento atmosferico da particolato (PM10 e PM2.5) si riduce fortemente dal 2010. A peggiorare nell’arco di tutta la serie storica è invece l’indice di abusivismo edilizio, che cresce di otto punti percentuali rispetto al 2010.
  • Obiettivo 14: Conservare e utilizzare in modo durevole gli oceani, i mari e le risorse marine per uno sviluppo sostenibile
    Tale indicatore mostra un andamento altalenante: migliora fino al 2015, grazie alla crescita significativa dell’indicatore relativo alle aree marine protette, per poi peggiorare sensibilmente negli ultimi due anni, a causa dell’aumento dell’attività di pesca e del sovrasfruttamento degli stock ittici, il cui dato si attesta all’83,3% rispetto ad una media europea del 42%.
  • Obiettivo 15: Proteggere, ripristinare e favorire un uso sostenibile dell’ecosistema terrestre, gestire sostenibilmente le foreste, contrastare la desertificazione, arrestare e far retrocedere il degrado del terreno, e fermare la perdita di diversità biologica L’indicatore composito è caratterizzato da una tendenza estremamente negativa, causata dal netto peggioramento degli indicatori elementari relativi alla frammentazione del territorio e alla copertura del suolo. Migliora, invece, l’indice di boscosità, il cui andamento è però dovuto al progressivo abbandono dei terreni agricoli.

 

  • Obiettivo 16: Promuovere società pacifiche e più inclusive per uno sviluppo sostenibile, offrire l’accesso alla giustizia per tutti e creare organismi efficienti, responsabili e inclusivi a tutti i livelli
    Questo indicatore registra una tendenza fortemente negativa fino al 2014, per poi migliorare notevolmente, grazie al complessivo miglioramento degli indicatori di criminalità (tasso di omicidi, tra i più bassi d’Europa, rapine, furti e e borseggi) e della quota di detenuti adulti nelle carceri italiane in attesa di primo giudizio. Tuttavia, se quest’ultimo indicatore è in calo, aumenta quello relativo al sovraffollamento delle carceri (114 detenuti per 100 posti disponibili nel 2017).

La situazione è stabile per i seguenti Obiettivi:

  • Obiettivo 6: Garantire a tutti la disponibilità e la gestione sostenibile dell’acqua e delle strutture igienico-sanitarie
    Questo indicatore mostra un andamento positivo fino al 2014, trainato da una riduzione del numero di famiglie che non si fidano di bere l’acqua del rubinetto e di quelle che lamentano l'irregolarità nell’erogazione dell’acqua. Negli ultimi tre anni, però, si registra un netto peggioramento, dovuto all’aumento della quota di famiglie che lamentano irregolarità nell’erogazione dell’acqua e alla diminuzione dell’efficienza delle reti di distribuzione dell’acqua potabile.
  • Obiettivo 10: Ridurre l’ineguaglianza all’interno di e fra le Nazioni
    L’indicatore, dopo un lungo periodo altalenante, a partire dal 2015 migliora grazie alla ripresa del tasso di variazione del reddito familiare pro capite per il 40% più povero della popolazione e a quello per il totale della popolazione. Nel 2017, l’indice di disuguaglianza del reddito disponibile risulta in aumento rispetto al 2010 ed è più elevato di quello medio europeo. Si evidenzia, infine, un peggioramento continuo per l’indicatore relativo al rischio di povertà.

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