Peste Suina Africana: in Italia a rischio 9 milioni di maiali?

Peste Suina Africana: in Italia a rischio 9 milioni di maiali?

Riscontrati casi nei cinghiali in Piemonte e Liguria. 78 comuni sono in "zona infetta"

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11

Gennaio
2022

Non solo SARS-CoV-2 o HPAI H5N1. L'allerta peste suina africana in Italia c'è, eccome: un caso è stato riscontrato il 6 gennaio nelle analisi della una carcassa di un cinghiale investito trovata ad Ovada, in provincia di Alessandria. Gli esami sono stati effettuati dall’Istituto Zooprofilattico dell’Umbria e delle Marche, centro di referenza nazionale per le malattie da pestivirus. La documentazione è stata trasmessa al Ministero della Salute e notificata all’OIE, l’Organizzazione mondiale della sanità animale, e alla Commissione Europea.
A questo "caso uno" se ne sono aggiunti nelle ore seguenti altri due, sempre nell’Alessandrino e in provincia di Genova, in attesa di conferma. Domenica mattina altri tre cinghiali adulti sono stati rinvenuti morti nel Comune di Voltaggio (Alessandria). Anche in questo caso il sospetto è in attesa di conferma. Al momento sono sei i cinghiali trovati morti, cinque nell’Alessandrino e uno in provincia di Genova, a Isola del Cantone.
Trattandosi di focolai nel selvatico è stata subito convocata una riunione di emergenza del Gruppo operativo degli esperti allo scopo di delimitare l’area infetta e definire le misure straordinarie da attuare per limitare la diffusione della malattia da sottoporre all’attenzione dell’Unità di crisi centrale già convocata per il giorno 10 gennaio 2022. L’assessorato alla Sanità della Regione Piemonte ha subito fatto scattare le procedure d’emergenza per delimitare la zona infetta e la zona di sorveglianza.

L’area infetta individuata dal Ministero della Salute e dalle Regioni Piemonte e Liguria coinvolge 78 Comuni, 54 in Piemonte e 24 in Liguria, province di Alessandria e Genova. 
In vista dell’ordinanza Ministeriale, la Regione Piemonte ha chiesto ai sindaci di "vietare sul loro territorio l’esercizio venatorio a tutte le specie" e di "innalzare al livello massimo di allerta la vigilanza sulle misure di biosicurezza nel settore domestico, con particolare riguardo a tutte le operazioni di trasporto e di movimentazione degli animali, di mangimi, prodotti e persone".
Attivata l’Unità di Crisi Regionale (UCR) per l’organizzazione della ricerca di ulteriori carcasse di cinghiali nel territorio, dei controlli negli allevamenti di suini nell’area infetta, per la gestione dell’attività venatoria, per fornire indicazioni operative agli operatori e per la messa in atto di ogni altra misura prevista dalle norme necessaria a contrastare la diffusione della malattia.

Il Ministero della Salute ha comunicato la necessità di sospendere le certificazioni per l’export di carne suina macellata dal 7 gennaio 2022 e dei prodotti a base di carne fabbricati con questa materia prima, nel caso di invio a Paesi Terzi che richiedano la dichiarazione di indennità del territorio nazionale dalla PSA.

A livello comunitario, in applicazione del principio di regionalizzazione e sulla base del Regolamento di esecuzione (UE) 2021/605 della Commissione, verrà individuata l’area del territorio da sottoporre a restrizioni per gestire i rischi associati alla diffusione della malattia.
Nessun Paese membro della UE potrà imporre limitazioni alla circolazione di carni e prodotti a base di carne ottenuti dalla macellazione di suini provenienti da zone dell’Italia diverse da quella che verrà individuata dalla Commissione. Ma i Paesi terzi, che non riconoscono il principio di regionalizzazione, potranno imporre il divieto di importazione di tutti i prodotti suini dell’intero Paese in cui la PSA si è manifestata quindi ci potrebbero essere conseguenze pesanti sul commercio delle carni suine italiane. Scatta così l’allerta in tutta la filiera zootecnica italiana, che conta nove milioni di maiali ed è la settima in Europa per commercio di carne e derivati, già provata dall’abbattimento di 13 milioni di polli, tacchini e altri volatili per via dell’influenza aviaria. Con il "caso uno" è iniziata dunque in Italia la seconda ondata di Peste Suina Africana, dopo quella del 1978 che ha colpito la Sardegna.

La Peste Suina Africana (PSA) è una malattia infettiva altamente contagiosa, tipicamente emorragica, causata da un virus appartenente al genere Asfivirus che colpisce solo i suini domestici e selvatici causando un’elevata mortalità.
Globalmente si conoscono oltre venti genotipi del virus, ma solo due sono presenti fuori dal Continente africano: il genotipo I è limitato alla Sardegna, mentre il genotipo II è il responsabile del recente fenomeno epidemico iniziato nel 2007 in Georgia per poi propagarsi nell’ex blocco sovietico e in diversi Paesi dell’Unione Europea: Polonia, Lettonia, Lituania, Estonia, Ungheria, Serbia, Repubblica Ceca, Romania, Belgio, Slovacchia, Grecia, Germania. Più recentemente l’infezione è arrivata in Cina e si è diffusa anche in molti altri Paesi asiatici.

Il virus della PSA è molto stabile, resiste ad un ampio range di pH e temperature, per anni nella carne congelata, ed è resistente all’autolisi, per cui rimane infettante per diverse settimane anche nelle carcasse abbandonate sul territorio. Viene inattivato solo dalla cottura e da specifici disinfettanti.
Nella definizione dei confini della zona infetta, vengono tenute in considerazione la continuità di areale di distribuzione del cinghiale e la presenza di barriere naturali o artificiali che possano ridurre il contatto tra popolazione di cinghiale infetta e indenne.

Photo by Malingering


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