Farmaco-resistenza, è crisi mondiale

Farmaco-resistenza, è crisi mondiale

Non solo agli antibiotici. L'ONU denuncia l'aumento esponenziale del mancato effetto curativo anche di antivirali, fungicidi e antiparassitari. Si stimano 700mila morti l'anno

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02

Maggio
2019

La crisi coinvolge tutto il mondo ed è sempre più grave: stiamo parlando del fenomeno della resistenza ai farmaci più diversi, fino a poco tempo fa in grado di controllare una serie di malattie. Secondo il rapporto ONU redatto da UN Ad hoc Interagency Coordinating Group on Antimicrobial Resistance (IACG) le procedure mediche, gli interventi chirurgici e le patologie comuni sono diventate a rischio proprio per il "livello allarmante" di resistenza registrato tra medicinali di uso comune. Oltre agli antibiotici, anche fungicidi, antivirali, antiparassitari e antimicrobici. 

La resistenza - dicono i dati raccolti dall'ONU - è stata osservata in tutti i Paesi a prescindere dal livello di povertà o ricchezza. Si calcola che i casi di resistenza portino a livello mondiale a 700mila morti l'anno, di questi 230.000 sono attribuibili a tubercolosi. Gli esperti sollecitano azioni incentrate sul concetto di One Health che riconosce l'interdipendenza tra la salute umana, animale e dell'ambiente. Ogni Paese dovrebbe dotarsi di un piano nazionale che aumenti le risorse a disposizione per affrontare il problema, metta in campo sistemi regolatori rigidi e campagne informative per limitare l’uso degli antibiotici negli uomini, negli animali e nelle piante, investa in nuove tecnologie, elabori piani per cessare l'uso di questi farmaci per promuovere la crescita in agricoltura. In assenza di ciò, il rapporto osserva che entro il 2030 i morti per resistenza farmacologica potrebbero arrivare a 10 milioni.

"Questa è una delle minacce più grandi che dobbiamo affrontare come comunità globale - ha detto Amina Mohammed, Presidente dell’IACG -. Il rapporto enfatizza il fatto che non c’è tempo da perdere".


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