Lattiero-caseario: calano i consumi, tengono le produzioni di qualità

Lattiero-caseario: calano i consumi, tengono le produzioni di qualità

Presentati a Cheese i dati ISMEA di settore. Il 2018 conferma la tendenza ormai consolidata da cinque anni che ha visto i consumi domestici diminuire progressivamente del -4%

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Notizie dal mondo agroalimentare:
prodotti, mercati, tecnologie, processi di filiera

20

Settembre
2019

È uno dei settori più importanti del sistema agroalimentare nazionale di cui, con un fatturato pari a 16,3 miliardi di euro, detiene il primato nell’ambito industriale rappresentandone il 12%. Eppure i dati sui consumi delle famiglie italiane elaborati dall'ISMEA indicano un trend complessivamente in flessione negli ultimi anni.  
È questa la lettura diffusa in occasione di Cheese - a Bra fino al 23 settembre - la manifestazione internazionale dedicata ai formaggi a latte crudo di qualità organizzata da Slow Food e Città di Bra con il contributo della Regione Piemonte.

Secondo l’istituto di studi e servizi per il mercato agricolo e alimentare, la spesa sostenuta dalle famiglie italiane per i consumi domestici di latte e derivati è progressivamente diminuita nell’ultimo quinquennio (-4% tra il 2014 e il 2018). La flessione dei consumi domestici è proseguita anche nel 2018 (-1,3% rispetto al 2017 in termini di spesa), confermando il lattiero caseario come uno dei settori più critici dell’agroalimentare.
In particolare, continua a essere penalizzante per la filiera la contrazione dei consumi di formaggi (-1,9% in volume e -1,2% in valore tra il 2017 e il 2018).

Un quadro molto duro in netto contrasto rispetto a quello che si tratteggia tra le vie e le piazze di Bra, dove oltre 400 allevatori, casari e affinatori provenienti dall’Italia e dall’estero mostrano un settore tutt’altro che in sofferenza visto anche l'aumento delle richieste di partecipazione degli espositori. Infatti, a fronte di un generalizzato calo dei consumi domestici, i dati ISMEA rilevano segmenti molto dinamici in virtù delle caratteristiche qualitative in termini di tipicità e tradizione come nel caso dei formaggi DOP e IGP. Al contrario dei prodotti più indifferenziati, come formaggi spalmabili, mozzarella vaccina, latte uht standard, che non incontrano le preferenze di consumo delle famiglie italiane, mostrando una forte contrazione.
Come afferma Slow Food da decenni, il formaggio è comunque un alimento per cui è consigliabile un consumo programmato e quindi perchè accontentarsi di una proposta qualsiasi? Gli italiani stanno cominciando a capire e quindi calano gli acquisti dei prodotti che non vengono identificati con un territorio, il savoir faire dei produttori, la biodiversità di pascoli e razze animali.

Meglio poco ma buono, anche se spesso questi formaggi hanno tutto un mercato a sé: proprio per il loro attaccamento al territorio, sono molto diffusi per questa tipologia di prodotti la vendita diretta in caseificio, nei mercati contadini, presso piccoli distributori e botteghe, presso le osterie, al pascolo e con l'e-commerce.


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