"L'Italia e gli Obiettivi di sviluppo sostenibile"

Impegni Agenda 2030: andiamo male. Peggiorano povertà, alimentazione, salute, istruzione, parità di genere, occupazione, innovazione, disuguaglianze, partnership

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12

Ottobre
2020

Il Rapporto annuale dell'ASviS dal titolo "L'Italia e gli Obiettivi di sviluppo sostenibile" è stato presentato durante l'evento di chiusura del Festival dello Sviluppo Sostenibile, occasione in cui l'ASviS ha reso noti i risultati e le proposte emerse dai 17 giorni di eventi. 
Il Rapporto ci dice che la crisi rende più difficile il cammino verso la sostenibilità, e l’Italia non ha rispettato parte degli impegni dell’Agenda 2030 per 9 obiettivi su 17: peggiorano povertà, alimentazione, salute, istruzione, parità di genere, occupazione, innovazione, disuguaglianze, partnership, mentre migliorano i dati relativi all'economia circolare, la qualità dell’aria e i reati.

 "Abbiamo perso 5 anni su 15 per attuare l’Agenda 2030 - ha affermato durante la presentazione Enrico Giovannini, Portavoce dell’ASviS -. L’accordo del 2015 non è stato preso abbastanza seriamente dalla classe dirigente, dalla politica e dall’opinione pubblica e così l’Italia mancherà molti dei target fissati al 2020. La crisi in corso rischia di allontanarci dal sentiero verso l’Agenda 2030, ma la scelta dell’Unione europea a favore dello sviluppo sostenibile consente di cambiare direzione".
L’ASviS ha avanzato numerose proposte non solo su come orientare il Piano di ripresa e resilienza e i fondi nazionali, ma anche su come costruire una nuova governance delle politiche pubbliche, per aumentare la loro coerenza in nome del principio di giustizia intergenerazionale.
Pubblichiamo l'Executive summary del Rapporto che contiene le priorità e le proposte ASviS.

Executive summary
a cura di
Enrico Giovannini, Portavoce dell’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile

Lo scenario pandemico

La pandemia sta determinando un arretramento nel cammino verso l’attuazione dell’Agenda 2030. Il milione di morti, il peggioramento delle condizioni igienico-sanitarie, il blocco della didattica, la crisi economica e l’aumento della disoccupazione, l’accresciuta violenza contro le donne durante i periodi di lockdown, le difficoltà finanziarie dei Paesi più poveri, sono solo alcuni dei fenomeni che stanno impattando negativamente su molti dei 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals - SDGs).

L'Italia. Gli obiettivi

Anche l’Italia sta sperimentando una crisi gravissima, la cui fine è di difficile individuazione a causa dell’incertezza nell’evoluzione della pandemia. Nonostante lo straordinario impegno finanziario profuso dallo Stato italiano, l’impatto sui redditi, l’occupazione e l’aumento delle disuguaglianze è senza precedenti, come illustrato fin dal Rapporto ASviS di maggio.

Gli aggiornamenti al 2019 degli indicatori compositi relativi agli SDGs e la stima delle tendenze per il 2020 qui presentati confermano che l’Italia non si trovava neanche prima della pandemia su un sentiero di sviluppo sostenibile. Infatti, tra il 2018 e il 2019 si osservano segni di miglioramento per quattro Obiettivi (povertà, condizione economica e occupazionale, economia circolare, istituzioni efficienti), una sostanziale stabilità per dieci (alimentazione, salute, istruzione, disuguaglianze, compresa quella di genere, sistemi igienico-sanitari, energia, cambiamento climatico, ecosistemi terrestri, partnership) e un peggioramento per due (innovazione e città).

Anche rispetto a 16 Target sui 21 che avrebbero dovuto essere raggiunti entro il 2020 e per i quali si dispone di indicatori statistici la situazione è tutt’altro che soddisfacente: solo in 4 casi il nostro Paese appare in linea con i valori di riferimento.

Purtroppo, questo risultato non è sorprendente, vista la scarsa attenzione posta dai governi che si sono succeduti dal 2015 in poi al raggiungimento di tali Target, dalla riduzione delle vittime di incidenti stradali e del numero di giovani che non studiano e non lavorano, alla definizione da parte delle città di piani per la gestione dei disastri naturali e alla difesa della biodiversità.

Le scelte sostenibili dell'UE

Tra gli aspetti positivi da registrare nell’ultimo anno emerge in modo netto l’orientamento dell’Unione europea a favore dello sviluppo sostenibile. Già il programma politico della nuova Commissione, che ha assunto l’Agenda 2030 come riferimento di tutte le politiche europee, rappresentava una netta discontinuità rispetto al passato, ma l’aver mantenuto questo orientamento nei programmi di risposta alla crisi ha impresso un’accelerazione straordinaria al dibattito pubblico negli Stati membri sulla centralità della transizione ecologica, della transizione digitale e della lotta alle disuguaglianze.

Le Comunicazioni della Commissione sulle politiche economiche, sociali e ambientali sono tutte orientate alla sostenibilità, intesa anche come opportunità per l’Europa di assumere un forte ruolo nello scenario competitivo globale.

Il Governo italiano: insufficiente

Il Rapporto analizza anche l’azione del Governo nell’ultimo anno.
Se la Legge di Bilancio per il 2020, come già notato nell’analisi ASviS di febbraio, è stata la più orientata allo sviluppo sostenibile degli ultimi cinque anni, gli interventi assunti in risposta alla pandemia sono stati in gran parte diretti alla protezione del sistema socioeconomico, più che alla sua trasformazione verso la sostenibilità.
Nei cinque Decreti-legge analizzati, 436 articoli (54%) sono orientati alla protezione, 158 (19%) alla promozione, 98 (12%) alla trasformazione, 73 (9%) alla preparazione, 43 (5%) alla prevenzione. In molti casi gli interventi avrebbero potuto essere disegnati con una visione più orientata a prevenire nuovi shock e a preparare un nuovo assetto più sostenibile, in linea con le scelte che sta facendo la parte più innovativa del mondo imprenditoriale e finanziario.

Le priorità

Fin da maggio, l’ASviS aveva indicato la transizione ecologica e digitale, la lotta alle disuguaglianze a partire da quella di genere, la semplificazione amministrativa, l’investimento in conoscenza, la difesa e il miglioramento del capitale naturale come priorità delle politiche di rilancio. Questa impostazione si ritrova pienamente negli obiettivi dell’iniziativa Next Generation EU e nelle linee guida che i Paesi devono seguire nella preparazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Esse richiedono quella coerenza delle politiche settoriali, indispensabile per conseguire uno sviluppo sostenibile, su cui i Rapporti ASviS hanno sempre insistito, avanzando proposte concrete e realizzabili, a partire dall’inserimento in Costituzione del principio di sviluppo sostenibile.
Proprio in vista della preparazione del Piano italiano, questo Rapporto illustra gli orientamenti da utilizzare non solo a valere sui fondi europei:

  • la costruzione di una seria Strategia di sviluppo sostenibile per fornire una visione solida e coerente dell’Italia al 2030;
  • il rafforzamento delle strutture della Presidenza del Consiglio per assicurare il coordinamento delle azioni settoriali secondo l’Agenda 2030;
  • il coinvolgimento delle Regioni e degli Enti locali nel disegno e nell’attuazione delle politiche per conseguire gli SDGs;
  • la predisposizione di un’Agenda urbana nazionale per lo sviluppo sostenibile, con un forte ruolo di coordinamento di un riformato Comitato interministeriale per le politiche urbane;
  • l’aggiornamento del Piano Nazionale Integrato EnergiaClima (PNIEC) per allinearlo agli obiettivi europei e l’approvazione del Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici;
  • la creazione, presso la Presidenza del Consiglio, di un Alto consiglio per le politiche di genere, per coinvolgere in modo continuativo la società nella programmazione e valutazione degli interventi in questo campo;
  • il coinvolgimento dei Ministeri per inserire le azioni volte al raggiungimento degli SDGs nella programmazione operativa;
  • l’inserimento nella Relazione illustrativa delle proposte di legge di una valutazione ex-ante dell’impatto atteso sui 17 SDGs, per assicurare la coerenza delle politiche pubbliche;
  • la predisposizione di una Legge annuale sullo sviluppo sostenibile, per disporre di un veicolo normativo destinato a modifiche di carattere ordinamentale con un’ottica sistemica ispirata all’Agenda 2030.

Alla luce delle linee guida europee, si invita il Governo anche a:

  • definire le nuove procedure che il Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica e lo Sviluppo Sostenibile (CIPESS) - la cui partenza è prevista per il primo gennaio 2021 - adotterà per valutare i progetti d’investimento, ivi compresi quelli finanziati dalle risorse europee, adottando un "controllo di sostenibilità";
  • creare un ente pubblico di ricerca per gli studi sul futuro e la programmazione strategica, per effettuare ricerche sulle prevedibili evoluzioni dei fenomeni sociali, ambientali ed economici e valutare le loro implicazioni per le politiche pubbliche;
  • adeguare la normativa che prevede la relazione sugli indicatori di Benessere Equo e Sostenibile (BES) nell’ambito del ciclo di bilancio, per allinearla agli SDGs utilizzati nel Semestre europeo;
  • affidare all’Ufficio Parlamentare di Bilancio il compito di effettuare valutazioni quantitative sull’impatto sugli SDGs dei principali documenti di programmazione e di bilancio, in linea con l’orientamento del Semestre europeo;
  • istituire una piattaforma di consultazione permanente della società civile per la valutazione trasversale dell’impatto dei provvedimenti legislativi sull’Agenda 2030;
  • proporre una revisione della struttura delle Commissioni parlamentari, resa indispensabile dalla riduzione del numero dei deputati e dei senatori, per favorire un’analisi più integrata dei provvedimenti legislativi riguardanti le diverse dimensioni dell’Agenda 2030;
  • rivedere i contenuti del D.lgs. n. 254/2016 sulla rendicontazione non finanziaria, rendendola obbligatoria per tutte le grandi imprese e progressivamente anche per le medie, mantenendo la volontarietà per le piccole.

Numerose proposte di intervento sono illustrate nell’ultimo capitolo del Rapporto secondo sette aree tematiche: crisi climatica ed energia; povertà e disuguaglianze; economia circolare, innovazione e lavoro; capitale umano, salute ed educazione; capitale naturale e qualità dell’ambiente; città, infrastrutture e capitale sociale; cooperazione internazionale.

I prossimi mesi saranno cruciali per disegnare e impostare le politiche pubbliche del prossimo triennio. La domanda che viene dalle persone per scelte, pubbliche e private, a favore dello sviluppo sostenibile è forte come mai nel passato perché la crisi ha reso evidenti le profonde interazioni tra dimensioni ambientali, sociali, economiche e istituzionali del nostro mondo.

L’Unione europea ha chiaramente indicato la strada da percorrere e l’Italia può essere protagonista di questa trasformazione e così cogliere gli enormi vantaggi da essa derivanti.
L’Italia del 2030 può essere molto migliore di quella che in cui vivevamo un anno fa. Visione, coraggio, innovazione, persistenza e partecipazione sono gli ingredienti indispensabili per realizzare un’Italia più sostenibile e il patrimonio di conoscenze e impegno civile delle centinaia di associazioni aderenti all’ASviS sono a totale disposizione delle istituzioni nazionali e locali per fare, qui e ora, le scelte migliori possibili, senza lasciare nessuno indietro, come recita il motto dell’Agenda 2030.

"L'Italia e gli Obiettivi di sviluppo sostenibile"


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