Inquinamento: le microplastiche hanno un pessimo impatto sugli ortaggi

Inquinamento: le microplastiche hanno un pessimo impatto sugli ortaggi

Uno studio italiano ha misurato la riduzione della crescita delle piante e dei parametri fotosintetici

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18

Novembre
2021

Lo studio coordinato dalle ricercatrici del Dipartimento di Biologia dell'Università di Firenze Ilaria Colzi e Cristina Gonnelli, svolto in collaborazione con l'Università di Siena, ha analizzato l'impatto delle microplastiche sui processi di sviluppo delle piante di cui ci nutriamo.
La plastica disseminata nell’ambiente si degrada e porta alla formazione di particelle molto piccole e pericolose, le microplastiche appunto, assai inquinanti e ubique, che condizionano anche la vita degli ortaggi. Infatti i suoli agricoli possono essere altamente contaminati a causa di comuni pratiche come quella dell’utilizzo di teli pacciamanti in materiale plastico.

Le microplastiche sono tossiche

La ricerca è stata applicata sulla zucchina, una delle piante maggiormente coltivate nel mondo, e ha evidenziato gli effetti della presenza nel terreno di quattro tipi di plastiche: PP, PE, PVC e PET.
Lo studio è stato pubblicato sul Journal of Hazardous Materials.
"Il rilascio costante nell'ambiente e la bassissima degradabilità dei polimeri plastici - racconta Cristina Gonnelli responsabile dell'unità di ricerca UniFI - è un problema. A oggi il tasso di decomposizione delle micro e delle nanoplastiche nel suolo è piuttosto sconosciuto e si presume che la loro persistenza e accumulo stiano innescando un drammatico impatto sugli organismi viventi, occorre capire quali effetti tali sostanze inneschino sulla crescita delle piante di cui ci alimentiamo".

L'impatto sugli ortaggi

Il team ha scelto come pianta modello la variante più comune della zucchina, la Cucurbita pepo, per testare i possibili effetti tossici di quattro delle più comuni e abbondanti microplastiche che si rilevano nel suolo agricolo: polipropilene, polietilene, polivinilcloruro e polietilentereftalato.

Per la sperimentazione le piante sono state coltivate in condizioni controllate di luce e temperatura, in vasi di vetro contenenti terriccio miscelato a concentrazioni crescenti di microplastiche, somministrate separatamente in modo da valutare la tossicità di ogni singola tipologia di materiale.
"Abbiamo combinato un’analisi biometrica, cioè la misurazione di diversi parametri di biomassa e tratti fogliari - spiega Ilaria Colzi, prima firmataria dello studio - a una valutazione dei cambiamenti indotti dalla microplastica in termini di valori fisiologici, quali efficienza fotosintetica e contenuto di clorofilla. È stata inoltre quantificata la concentrazione di elementi essenziali nei tessuti vegetali per valutare le variazioni indotte dalla microplastica nel profilo minerale della pianta, parametro che indirettamente interferisce sui valori nutrizionali della pianta stessa".

I ricercatori hanno verificato che tutte le plastiche testate hanno causato una notevole riduzione della crescita delle piante e dei parametri fotosintetici, oltre ad una variazione nell'assorbimento dei nutrienti.

Tra i materiali testati, il polivinilcloruro, noto come PVC, è stato identificato come il più tossico, ovvero quello che ha causato i maggiori danni, soprattutto a livello di crescita fogliare, performance fotosintetica e riduzione di assorbimento del ferro.
"Grazie alla sperimentazione, abbiamo chiari quali siano le possibili conseguenze negative dell'inquinamento da microplastiche in termini di resa produttiva nei terreni agricoli. Adesso - conclude Ilaria Colzi - dovremo valutare l'eventuale trasferimento di microplastiche dal suolo fino alla parte commestibile della pianta, un aspetto dalle notevoli implicazioni sulla salute umana".

Impact of microplastics on growth, photosynthesis and essential elements in Cucurbita pepo L. →

Photo by Bru-nO


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