Il pranzo in smart working non piace a 1 italiano su 2

Il pranzo in smart working non piace a 1 italiano su 2

La pausa in casa è meno rilassante e più complicata da gestire. Il pasto è poco vario e bilanciato

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23

Settembre
2020

Sembrano davvero lontani i tempi in cui, causa lockdown, tantissimi italiani si dilettavano in cucina con pranzi e cene. Secondo una ricerca condotta da Praxidia per Elior, infatti, il 50% dei lavoratori dipendenti italiani ritengono che la pausa in smart working sia più complicata da gestire rispetto al pranzo in ufficio.
In particolare, tra gli intervistati che reputano più difficile gestire il break lavorando da casa:

  • il 39% ritiene che sia più complesso mantenere un menu vario e bilanciato
  • il 42% percepisce il momento della pausa come meno rilassante con l'impossibilità di staccare davvero dal lavoro
  • il 49% denuncia una minore possibilità di fare movimento
  • il 30% pensa di avere meno tempo per se stesso.

Per rispondere alle esigenze dei lavoratori italiani per la pausa pranzo tra le mura domestiche, secondo l'indagine promossa da Elior, l'acquisto di cibo e bevande dovrebbe essere digitalizzato, dal momento della scelta, all'ordine e al pagamento. L'iter di acquisto e scelta dovrebbe essere semplice, con una chiara lettura delle ricette, degli ingredienti, dei loro apporti nutrizionali, e personalizzata, ovvero garantire flessibilità rispetto dei diversi regimi dietetici.
I punti fermi sono però l'italianità, la genuinità e la tradizione degli ingredienti, imprescindibili per il 55% degli intervistati.


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