I successi dell'agroalimentare: l'imprenditoria giovanile fa la differenza

I successi dell'agroalimentare: l'imprenditoria giovanile fa la differenza

Agli Stati Generali Mondo del Lavoro focus sulle 55mila nuove imprese "giovani" foriere di innovazione e digitalizzazione

Notizie dal mondo agroalimentare:
prodotti, mercati, tecnologie, processi di filiera

28

Ottobre
2021

Il 27 ottobre 2021 si sono svolti i lavori della prima giornata degli Stati Generali Mondo Lavoro Agrifood, evento in programma fino a venerdì 29 ottobre ad Alba e in diretta online. Ospiti dell’incontro inaugurale Lucio Fumagalli, Presidente INSOR Istituto Nazionale di Sociologia Rurale, Luca Brondelli, membro della giunta esecutiva di Confagricoltura, Giuliana Cirio, Direttore Confindustria Cuneo e Fabiano Porcu, Direttore Coldiretti Cuneo.

Buoni i risultati evidenziati da tutta la filiera agroalimentare, che vale il 25% del PIL, e le prospettive, anche grazie a una "straordinaria spinta da parte di oltre 55mila nuove aziende guidate da under 35 - dice Fabiano Porcu, Direttore Coldiretti Cuneo - nelle quali è insita l’innovazione". Solo nell'ultimo anno, le imprese "giovani" sono cresciute dell'8%.
A emergere anche la capacità del settore di fare sistema, nel rispetto delle differenze e delle tipicità del nostro Paese.
Un'area di rischio segnalata durante i lavori, è la tendenza comunitaria all’omologazione, direzione opposta rispetto alle tipicità che fanno del nostro agroalimentare un’eccellenza mondiale.

L’auspicio comune dei relatori è quello di ottenere, nell’ambito della distribuzione dei fondi previsti dall’Europa e dal PNRR, la giusta attenzione al settore, soprattutto nella direzione della sostenibilità (agricoltura 4.0) e della digitalizzazione.
 
Le parole di Lucio Fumagalli, presidente INSOR Istituto Nazionale di Sociologia Rurale: "Forse per qualcuno è inatteso, ma lo scenario dell’agroalimentare italiano è molto positivo: i fondamentali sono robusti, pur nella vasta articolazione di modelli, competenze e specializzazioni che costituiscono la nostra ricchezza. Qui l’Italia sa fare sistema: dalla cultura del seme fino agli aspetti distributivi o di packaging, il settore dimostra la capacità di interconnettere le filiere in modo straordinario". Fumagalli mette l’accento anche sul contributo dei giovani imprenditori alla demarginalizzazione culturale dell’agroalimentare: attraverso le competenze apprese negli studi e applicate nell’attività aziendale hanno dato nuova dignità a un settore che da contadino è diventato a pieno diritto imprenditoriale. "L’agroalimentare è un ambito molto complesso perché estremamente multifunzionale - prosegue Fumagalli - ma offre una ricchezza di contenuti, sia a livello individuale sia di sistema, che sa attirare i giovani. Attenzione a non sgretolarne l’ambizione e a non rendere più difficile del necessario un mondo che è già faticoso di suo, con tentativi di linearizzazione delle capacità e delle personalità. Il mercato mondiale non vuole standardizzazione e la crescita dell’export vitivinicolo lo dimostra: +7% a volume, +15% a valore di fatturato".
 
Fabiano Porcu, direttore Coldiretti Cuneo, sottolinea il ruolo importante delle normative comunitarie. "L’omologazione è il vero nemico delle nostre eccellenze che trovano origine proprio nelle tipicità. In rapporto alla Francia siamo a 1.500 tipologie di nostri vini contro 150 delle loro. Dobbiamo lavorare per la sostenibilità delle nostre eccellenze. Ma occorre anche un po’ di reciprocità. Se la produzione agroalimentare in Italia è sottoposta a regole stringenti, come è giusto che sia, così deve essere anche negli altri Paesi dell’Unione europea. Altrimenti avremo tanti altri casi Prosek. L'italian sounding è uno dei problemi. Il nostro export vale 52 miliardi di euro a fronte di 100 miliardi in prodotti che sembrano/suonano italiani ma non lo sono".


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