EFSA conferma: non c'è cura per Xylella, si può solo contenere

EFSA conferma: non c'è cura per Xylella, si può solo contenere

La lotta al batterio che dura ormai da 7 anni senza esitivi positivi è complicata dal fatto che i sintomi si manifestano in ritardo

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16

Maggio
2019

Non esiste ancora una cura in grado di eliminare il batterio vegetale Xylella fastidiosa che minaccia soprattutto i Paesi mediterranei ma che, stando a una simulazione al computer, può espandersi altrove a seconda della sottospecie in questione. Ad esempio X. fastidiosa subsp. multiplex ha un maggior potenziale di stabilirsi nel nord Europa rispetto alle altre sottospecie. Sono le conclusioni di due pareri dell'EFSA resi noti il 15 maggio 2019. Le opinioni confermano che alcuni trattamenti sperimentati in questi anni possono ridurre i sintomi, ma non eliminano il batterio. L'applicazione tempestiva delle misure di controllo UE resta quindi l'unico modo per fermarlo.

La lotta alla Xylella, sottolineano gli esperti EFSA nei documenti di aggiornamento scientifico, è complicata dal ritardo con cui si manifestano i sintomi.

Le misure decisive sono il controllo degli insetti vettori e la corretta e tempestiva applicazione delle misure di emergenza attualmente in vigore a livello UE, vale a dire il taglio delle piante infette e di quelle suscettibili di infezione nel raggio di 100 metri.

Le simulazioni condotte dal panel EFSA suggeriscono che l'eradicazione potrebbe essere ottenuta anche con un raggio inferiore ai 100 metri, ma solo in caso di diagnosi precoce della malattia, controllo degli insetti vettori molto efficiente per adulti e larve, rimozione immediata delle piante. Al contrario, se il vettore è scarsamente controllato, anche nel caso del raggio di taglio attuale, l'eradicazione potrebbe fallire. L’attuazione di zone cuscinetto di dimensioni diverse da quelle stabilite per controllare un'area infetta ha, invece, un’efficacia relativa.

Ha dichiarato Stephen Parnell, presidente del gruppo di lavoro su X. fastidiosa che fa capo al gruppo PLH: "Si è trattato di una sfida scientifica complessa con parecchie aree di incertezza, ma siamo pervenuti ad alcune conclusioni importanti che aiuteranno i gestori del rischio, i valutatori del rischio e i ricercatori. Le simulazioni al computer sono al centro di questo parere scientifico. I modelli che abbiamo sviluppato sono solidi e soprattutto flessibili, in modo da poter essere adattati all’indagine su un'ampia varietà di scenari diversi ed essere di ausilio alla pianificazione in caso di emergenza".

Parnell ha anche aggiunto: "Dopo il nostro ultimo parere, pubblicato nel 2015, si è resa disponibile una grossa mole di nuove informazioni, in gran parte emerse tramite progetti finanziati dall'UE come POnTE e XF-ACTORS. Grazie a tali iniziative le nostre conoscenze in merito a questo pericoloso organismo nocivo alle piante stanno continuamente avanzando, ma permane molta incertezza, in particolare a livello di sottospecie e tipo di sequenza. È fondamentale continuare a investire in ricerche che possano aiutarci non solo a controllare i focolai epidemici, ma a prevederli".

Il batterio Xylella fastidiosa, capace di infettare oltre 500 specie vegetali in tutto il mondo con 100 milioni di dollari l'anno di danni calcolati solo sui vigneti californiani, è stato individuato per la prima volta in Europa nel 2013 in Salento, in Puglia, quale responsabile della sindrome di disseccamento rapido degli ulivi.

Nel 2015 il batterio è stato identificato in Francia, in Corsica e nella regione Provenza-Alpi-Costa Azzurra. Nel 2016 è stata la volta delle Baleari, con infezione di ulivi, viti e mandorli, e di una serra in Germania. Le piante nel focolaio tedesco sono state distrutte e il batterio eliminato, operazione resa più semplice dal fatto che si trattava di un vivaio e non di una vasta area, come accade in Puglia o nella Spagna sud-orientale, dove nel 2017 il batterio viene trovato sui mandorli nella provincia di Alicante, con l'area dell'epidemia che oggi supera i 134mila ettari.

Nel 2018, la Spagna ha notificato la presenza del patogeno in un ulivo situato nella regione autonoma di Madrid, e nello stesso periodo un vivaio belga distruggeva tutti gli ulivi in azienda dopo averne trovato uno infetto. All'inizio del 2019 sono stati segnalati due nuovi focolai, uno in Toscana sul Monte Argentario e l'altro nel distretto di Porto in Portogallo su piante ornamentali e spontanee.


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