Corte UE: Italia inadempiente su Xylella

Corte UE: Italia inadempiente su Xylella

Si conclude la prima fase della procedura d'infrazione datata 2015: il nostro Paese non ha attuato la misure obbligatorie sancite dalla Commissione per arrestare la diffusione del batterio

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09

Settembre
2019

L'Italia non ha applicato le misure obbligatorie UE per impedire il diffondersi del batterio vegetale da quarantena Xylella fastidiosa, responsabile del disseccamento rapido degli ulivi in Puglia. Lo ha stabilito la Corte di giustizia europea che ha accolto il ricorso della Commissione contro ritardi e mancanze nelle ispezioni e nell'abbattimento delle piante infette da parte delle autorità nazionali. Si tratta di una condanna per primo inadempimento, che prevede solo il pagamento delle spese processuali.

La sentenza conclude la prima fase di una procedura di infrazione che risale al 2015. Le misure di eradicazione UE prevedono azioni di diversa intensità secondo aree delimitate: una zona infetta, delimitata a nord da una fascia di 20 km, a sua volta confinante con una zona cuscinetto dove la lotta al batterio prevede l'abbattimento anche delle piante sane nel raggio di 100 metri.

Nel 2016 la Corte di giustizia aveva già dichiarato la validità, sotto il profilo del diritto dell'Unione, di tali misure di eradicazione. La Corte constata, in primo luogo, che l'Italia non ha proceduto immediatamente alla rimozione di almeno tutte le piante infette nella fascia di 20 km confinante con la zona cuscinetto. In secondo luogo, la Corte constata che l'Italia non ha garantito, nella zona di contenimento, il monitoraggio della presenza della Xylella mediante ispezioni annuali effettuate al momento opportuno durante l'anno.

Il batterio è un patogeno da quarantena che può colonizzare oltre 500 specie di piante diverse ed è conosciuta per i danni da centinaia di milioni che provoca ogni anno nei vigneti della California e negli agrumeti del Sud America.

Xylella fastidiosa viene segnalata la prima volta in Europa nel 2013 in Puglia, dove è l'agente principale della sindrome del disseccamento rapido dell'olivo. Da allora, nuovi focolai di diverse sottospecie del batterio sono stati scoperti in Francia (Corsica e Costa Azzurra), Spagna (Baleari, Valencia e Madrid), Toscana (Monte Argentario), Portogallo (Porto).

Nel maggio 2019 l'Italia ha adottato un decreto per accelerare l'applicazione delle misure di quarantena e sostenere il settore oleicolo della Puglia con un piano da 150 milioni di euro per il 2020 e 2021.

Nel giugno scorso, esperti della Commissione europea hanno compiuto un'ispezione in Puglia e Toscana. Il rapporto finale è in corso di stesura. Secondo gli ultimi aggiornamenti, in Puglia le attività di indagine 2018-2019 svolte nell'area delimitata sono state concluse nel maggio 2019, rilevando 165 piante infette nella fascia di 20 km e nessuna pianta infetta nella zona cuscinetto. Sono in corso le attività di abbattimento.


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