Allevamenti intensivi insostenibili. La PAC ne deve tenere conto

Allevamenti intensivi insostenibili. La PAC ne deve tenere conto

L'Università della Tuscia e Greenpeace Italia hanno studiato il Bacino Padano: divorati terreni e risorse

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Notizie dal mondo agroalimentare:
prodotti, mercati, tecnologie, processi di filiera

20

Ottobre
2020

Quante risorse naturali stanno consumando gli allevamenti intensivi italiani? Mentre è in discussione la strategia della prossima PAC, Greepeace Italia ha provato a rispondere a questa domanda misurando il bilancio ecologico del settore insieme ai ricercatori dell’Università della Tuscia. Il risultato dello studio "Il peso della carne. Quante risorse naturali stanno consumando gli allevamenti intensivi italiani?" mostra come agricoltura e zootecnia stiano consumando una volta e mezza le risorse naturali dei terreni agricoli italiani.

Quanto pesa la carne

Per capire quale sia la reale sostenibilità dei livelli di produzione del settore agricolo e zootecnico in Italia, è stato utilizzato l’indicatore dell’impronta ecologica, che stima l’impatto di un dato settore in rapporto alla capacità del territorio (biocapacità) di fornire le risorse necessarie e assorbire i rifiuti o le emissioni prodotte. In questo caso su un lato della bilancia sono state messe le sole emissioni dirette degli animali allevati, sull’altro le risorse naturali che la superficie agricola italiana fornisce. Si tratta quindi di una stima conservativa, che non prende in considerazione altre fasi della filiera come l’importazione e la produzione di mangimi, o l’energia utilizzata.

"In Italia agricoltura e zootecnia - spiega Silvio Franco, Docente di Economia, Ingegneria, Società e Impresa dell'Università della Tuscia e autore dello studio - sono nel loro insieme insostenibili e creano un deficit fra domanda e offerta di risorse naturali".
In questo squilibrio gli allevamenti giocano un ruolo rilevante, considerando che da soli richiedono il 39%o delle risorse agricole italiane esclusivamente per compensare le emissioni di gas serra derivate da deiezioni e fermentazione enterica degli animali allevati.

Il caso Lombardia

Più della metà dell’impronta ecologica del settore zootecnico dipende dalle regioni del Bacino Padano, con la Lombardia che contribuisce per oltre un quarto all’impatto nazionale e che sta divorando il 140% della biocapacità regionale. In pratica, la Lombardia dovrebbe avere una superficie agricola di quasi una volta e mezzo quella attuale per compensare le sole emissioni dirette degli animali allevati sul suo territorio. I dati lombardi evidenziano cosa accade quando si registra un’elevata densità di capi in un territorio con limitata bioproduttività. Questa condizione è simile alle altre regioni padane: Veneto (64%), Piemonte (56%), Emilia-Romagna (44%). A sud, prima per percentuale di impatto è la Campania (52%).

La PAC sarà fondamentale

I numeri mostrano che gli attuali livelli di produzione sono insostenibili per l’ambiente, ma invertire la rotta è possibile. Secondo Riccardo De Lauretis, responsabile dell’area emissioni e prevenzione dell’inquinamento atmosferico dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), in accordo con Adrian Leip, dell’Unità Food Security del Centro comune di ricerca della Commissione europea (JRC): "Una maggiore attenzione a salute e alimentazione può comportare un vero e proprio cambiamento di sistema, che porti a produrre, ma anche, a consumare meno". Il voto sulla futura PAC, previsto nei prossimi giorni, è un momento decisivo per costruire questo cambiamento, attraverso il taglio ai fondi destinati agli allevamenti intensivi e la messa in campo di nuove risorse per una vera riconversione ecologica del settore.

Sul fronte Italiano è la stessa ministra Teresa Bellanova ad affermare che serve una visione della politica agricola che ponga al centro il contrasto all’emergenza climatica.

Gli europarlamentari non possono far altro che affidarsi alla scienza: "una transizione ecologica del settore è necessario e urgente. Gli attuali livelli di produzione - dice Greenpeace in una nota - sono insostenibili per l’ambiente e le soluzioni tecnologiche non bastano, è ora di considerare seriamente una riduzione della produzione e del consumo di prodotti di origine animale, a vantaggio di salute e ambiente".

"Il peso della carne. Quante risorse naturali stanno consumando gli allevamenti intensivi italiani?"

Credits: Kyle Mackie


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